Riduzione delle province della Campania, non cambierà nulla. Vi spieghiamo perchè. C’è un caso, il Veneto: si passa da 7 a 7. E non è un errore di stampa. Ecco servita la ricetta lagunare alla spending review del professor Mario Monti: mantenimento dello status quo. Il Governo dice che bisogna eliminare le province che non rispettano i parametri della superficie e della popolazione e che dunque bisogna trovare una soluzione (accorpamento, unione, fusione). Prima la Cal (Conferenza autonomie locali) e poi le due commissioni consiliari – il riordino va fatto così: sette province oggi, sette province domani. Non è uno scherzo. I motivi? Specificità, identità, peculiarità. Così Belluno, Treviso, Padova, Rovigo sono “salve”. E il Governo, a partire dal ministro Patroni Griffi che auspicava di «portare a compimento» il processo di riordino del territorio, dovrebbe accettare tutta questa “specificità” e lasciare, perché lo chiedono i consiglieri regionali, lo “status quo”? Il documento, è rimasto tale e quale, tranne che per una correzione: nella prima fase Rovigo non sparisce più. Testuale: “Fatta salva in ragione della peculiarità territoriale del Polesine e in aderenza alle istanze provenienti dal territorio”. Potrà essere così anche in Campania? Benevento salva per specificità, identità, peculiarità. E ci ritroveremo con quattro province e una città metropolitana e tutti vissero felici e contenti.
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