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Prove di dialogo a sinistra, tra buoni propositi e rancori: la strada è in salita

Marco Imbimbo – Un’assemblea pubblica per chiamare a raccolta la sinistra cittadina e far fronte comune in vista delle imminenti elezioni amministrative ad Avellino. Nasce da questo presupposto l’iniziativa voluta dal gruppo consiliare d’opposizione “Si può”. I buoni propositi ci sono tutti, ma la strada è ancora in salita. Frutto, spesso, dei rancori del passato che non vengono messi da parte.

All’appello di Nadia Arace, Giancarlo Giordano e Francesca Di Iorio rispondono Tony Della Pia e Costantino D’Argenio ( rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Rifondazione Comunista), Luca Cipriano, ex presidente del Teatro “Gesualdo”, pezzi delle associazioni cittadine, come il comitato “Luce sull’Eliseo”. Tra il pubblico anche l’imprenditore Silvio Sarno, l’ex assessore all’Urbanistica, Marietta Giordano, uno dei fondatori di “Avellino città ideale”, Giovanni Bove.

Nel corso degli interventi, viene riconosciuto l’ottimo lavoro svolto in Aula dal gruppo “Si può”, ma la strada da qui all’unità a sinistra è ancora in salita. «Per costruire qualcosa di importante – spiega Stefano Kenji Iannillo – non dobbiamo cedere al terreno dell’Illuminismo ovvero dire che noi abbiamo ragione e il popolo deve per forza seguirci. Altrimenti sarà la solita strategia fallimentare». A gettare acqua sul fuoco ci ha provato Roberto Montefusco, Sinistra italiana, ribadendo che «nessuno ha in mente schemi preconfezionati. Non c’è un noi e un voi, ma una responsabilità da assumerci. Dobbiamo proporre alla città una possibilità di cambiamento».

Da esterno, l’invito di Luca Cipriano a tutta la sinistra è quello a superare la “sindrome della sconfitta” anche perché la città ha bisogno di «uno shock, un’energia straordinaria». Tutti devono recitare la propria parte e chi decide di non metterci la faccia «non avrà più diritto di commento. Serve generosità, chi può scenda in campo in maniera libera, senza etichette e retropensieri, ma solo per la comunità. Si scende in campo portando una soluzione, basta chiacchiere, sono esasperato».

Bisogna superare le divisioni e mettere in campo un progetto comune, anche perché il 10 giugno rappresenta un’occasione ghiotta per la sinistra: «Il Pd è ferito e per la prima volta non ha la certezza di vincere – spiega Cipriano. Il centrodestra non ha mai avuto la speranza di riuscirci e credo sia sbagliata anche la convinzione che i 5 Stelle vinceranno a occhi chiusi».

Anche per Paolo Roca, esponente del comitato “Luce sull’Eliseo”, bisogna arrivare alle prossime elezioni «più agguerriti e meno sconfitti. La sinistra, nonostante abbia le ossa rotte, deve decidere di voltare le spalle a una scelta meramente identitaria. Dobbiamo ambire a una vocazione maggioritaria, bisogna anche imparare a camminare al fianco di chi è diverso da noi. Spero, però, che non sia stato già definito il candidato sindaco, ma lo si faccia insieme». Non manca, però, un passaggio critico su questi ultimi 5 anni: «Sarebbe stato meglio se il percorso iniziato nel 2013 non si fosse interrotto».

Giancarlo Giordano, che 5 anni fa fu il candidato sindaco della sinistra, prova ad allontanare le critiche: «Già in consiglio comunale abbiamo messo da parte la maglietta. Noi certezze non ne abbiamo, umilmente ci sono posti un tema: riaprire una discussione politica sul futuro della città.  Non abbiamo già scelto il candidato sindaco e sappiamo che noi da soli non siamo sufficienti. Vogliamo creare relazioni, allargando il campo a cominciare a chi non è come noi». Per poi lanciarsi in un «un giorno vorrei organizzare un incontro pubblico per chiarire cosa sia successo in questi 5 anni, perchè è stata fatta troppa letteratura».

I dubbi sull’unità a sinistra vengono confermati anche dalle parole di Costantino D’Argenio che sottolinea come negli ultimi 5 anni non sia stato fatto alcun passo per costruire un progetto unitario e «ci ritroviamo a farlo a due mesi dalle elezioni. C’è stato qualcosa che non è andato bene. Se vogliamo provare a mettere insieme identità e visioni differenti, bisogna cominciare dal mettere in discussione tutto, dalla scelta dei candidati al sindaco e ai programmi. Non possiamo mettere insieme le esperienze della città e poi lasciar decidere alle solite tre persone».

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