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Sei le persone indagate, residenti a Udine, Avellino, Castelfranco Veneto, Vedelago (Treviso) e Belluno e un camionista dell’Est. Il friulano era titolare di una linea «899» a pagamento; l’avellinese amministrava il sito e controllava la chat, ed era l’amministratore e gestore della contabilità dei giovani che si erano resi disponibili a mostrare il proprio corpo, incassando circa 80 euro al giorno. La “struttura” ricavava circa 120 euro al giorno per ogni ragazza,tra cui anche una minorenne, con addebito agli utenti del sito direttamente sulle bollette telefoniche e riscossi da una ditta di Castelfranco Veneto, che provvedeva a far confluire il dovuto sui conti correnti delle ragazze. La “banda” e i complici devono rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Lo spettacolo iniziava verso le prime ore del mattino e l’esibizione, grazie anche all’ausilio di materiale acquistato nei sexy shop, terminava anche verso le tre di notte.
Gli interessati, si collegavano ad un sito che è stato chiuso, tramite collegamenti a numeri con valore aggiunto 899 e satellitare 0088, e pagavano con una carta, certi di non essere scoperti. Gli importi venivano addebitati direttamente agli utenti sulle bollette telefoniche e riscossi da una società con sede a Castelfranco Veneto, che poi provvedeva a far confluire sui conti correnti delle donne le loro spettanze.
La Polizia Postale, ha sequestrato circa 20 computer, 13 webcam e materiale informatico nonché attrezzature sequestrate nelle abitazioni private di altre 70 persone. Alcune erano titolari di utenze dove erano stati deviati i numeri a tariffazione. E così l’Irpinia, dopo le ultime notizie di cronaca nera e di giri di prostituzione nella sua provincia, entra nel giro anche nazionale. Questa volta con le webcam e con internet. Non si escludono ulteriori sviluppi che potranno interessare altre persone e complici del giro d’affari.