
Enzo Battista è il nuovo preparatore atletico del Solofra, avellinese purosangue, una vita nel pallone, prima da calciatore poi da allenatore dei portieri delle grandi di A e B, continua a sposare la causa dei gialloblù. È giunto all’undicesima stagione consecutiva con la società conciaria, ormai il suo è un rapporto di amore, come quando una coppia non si lascia mai sia nei momenti belli che brutti. Ad Avellino è una istituzione, in Campania ma non solo lo conoscono tutti: in questi anni ha ricoperto tantissimi ruoli. Anche più di uno nello stesso tempo. Come sta accadendo adesso. Responsabile dei portieri e adesso anche della parte atletica. Lui c’è sempre stato, Battista ormai fa parte della storia recente di questo gruppo: al fianco di La Cava e nello staff di Esposito, prima ancora con Iannuzzi, nell’anno della vittoria della Coppa Italia, ancora con La Cava, poi nelle due stagioni di serie D sempre con Esposito prima e nell’anno dell’amara retrocessione l’anno successivo iniziata con Barbato e finita amaramente con Nocera. Allenatore della prima squadra, allenatore in seconda, soprattutto tecnico dei portieri, il ruolo che ricopriva con Avellino e Andria. Il calcio sui campi polverosi della Campania è un’altra cosa: ma lui lo vive con lo stesso entusiasmo di sempre, come quando alzava gli occhi e c’erano i 40mila del Partenio a fare da cornice. Lui che ha guidato i grandi estremi difensori professionistici, che ha calcato le grandi platee, che era il braccio destro di Papadopulo che poi lo volle con sè anche in Puglia, dal 1997 ha deciso che Solofra dovesse diventare casa sua, e così è stato. Con Battista ripercorriamo le tappe recenti del suo viaggio solofrano che non si è ancora concluso e parliamo del presente e del futuro. “Questa è casa mia, chiuderò qui la mia carriera. È quello che voglio più di ogni altra cosa. C’ero quando siamo tornati nel grande calcio, c’ero lo scorso anno quando c’era da portare la croce. Scarsi mezzi finanziari, una squadra di ragazzini, ma giocavamo su tutti i campi con onore e con mentalità. È vero, quando si retrocede senza vincere una partita fa male, ma la gente lo sa, io ci ho rimesso anche la faccia. Mi avevano chiesto di dare una mano, di dare il mio contributo, e io sono uno che del calcio ha fatto la sua ragione di vita, e non mi tiro mai indietro”. Poche parole, tanti fatti, un viso che ne ha vissute tante, tante storie da raccontare, grandissima carica umana, tanti consigli da dare a tutti, una carica dentro che è quella di un ragazzino. Oggi il presente si chiama Santosuosso, il Solofra deve tentare la difficile e lenta strada della risalita: si riparte dalla Promozione. “Quando c’è un progetto e quando si lavora con gente per bene, uomini prima che persone di calcio, non posso che essere contento. Santosuosso ha entusiasmo e grandi valori. Gli auguro il meglio, io sono qui e sono contento di portare il mio contributo a livello umano e di esperienza. Adesso con l’addio di Ferullo sono stato incaricato anche di occuparmi della preparazione atletica. Se c’è da lavorare Battista risponde sempre presente. Speriamo che questo campionato non sia compromesso, io ci credo ancora, ci crediamo tutti”. Dieci punti dalla vetta sono tanti: “Lì davanti corrono come treni e sono attrezzati e noi siamo partiti purtroppo in ritardo. Capita, poi la Promozione è molto diversa dall’Eccellenza, i valori tecnici contano fino ad un certo punto, ci vogliono mentalità e spirito di adattamento alla categoria. Credo però che abbiamo a disposizione un ottimo gruppo, è difficile ma ci dobbiamo credere fino in fondo”.