
Napoli – Tredici persone, tra cui sei dirigenti e funzionari del Consiglio regionale campano e del Comune di Napoli, sono state tratte in arresto alle prime luci dell’alba dalla Guardia di Finanza di Napoli nell’ambito dell’operazione soprannominata ‘Canaglia’ con le accuse che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta. I soggetti coinvolti sarebbero sospettati di aver dato vita ad una vera e propria organizzazione con l’obiettivo di condizionare gare pubbliche del Comune di Napoli e della Regione Campania, per permettere l’aggiudicazione di appalti milionari ad una società privata di Napoli, la ‘Fire control’. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal pm del Tribunale partenopeo Giancarlo Novelli, del pool Reati contro la Pubblica amministrazione coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Maddalena. Gli inquirenti sono riusciti a risalire alla rete di contatti grazie a sofisticati mezzi di intercettazione che hanno scoperto una fitta rete di contatti che l’amministratore della ‘Fire Control’ intratteneva con gli altri indagati, tutti ‘condizionati’ con denaro e regali, che lo aggiornavano sistematicamente di ogni questione riguardante le gare pubbliche. Tra gli episodi più eclatanti una gara per la realizzazione di un centro stampa presso il Comune di Napoli del valore di 6 milioni di euro, il cui bando di gara aveva tecniche particolarmente rispondenti alle caratteristiche della ‘Fire Control’ nonché la gara per il servizio di manutenzione e fornitura di estintori a tutte le strutture comunali. L’inchiesta è partita circa un anno fa in seguito ad un esposto-denuncia presentato in Procura da un architetto napoletano estromesso dall’incarico per la ristrutturazione di una casa di cura. Nel mirino della Giustizia sono finiti i funzionari del Comune di Napoli: Silvio Nastri, Antonio Gremito e Sabatino Papa. Agli arresti domiciliari è finito il direttore centrale della funzione pubblica del Comune partenopeo, Antonio Ruggiero e il funzionario Matteo Di Nunzio. Stessa sorte anche per l’atripaldese Ornella Barile, dirigente del settore Bilancio e Ragioneria del Consiglio regionale della Campania. Agli arresti domiciliari anche l’imprenditore Vincenzo Cotugno, amministratore della Fire Control, l’azienda al centro dell’inchiesta, e tre suoi collaboratori Alberto Di Martino, Pasquale Sannino e Alessandra Bottone, nonché per Vito Grassi, amministratore della Graded e vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli e per due funzionari della multinazionale Xerox, Antonio Panuccio e Giancarlo D’Auria. In relazione all’inchiesta su presunti condizionamenti in una gara d’appalto, l’ufficio stampa del Consiglio regionale ha inviato una nota nella quale si evidenzia che: “la gara in questione, da subito, è stata prima sospesa e poi annullata e che successivamente, “il 15 ottobre 2007, con decreto del Presidente del Consiglio regionale (n. 65/07), in via provvisoria, e nel rispetto delle normative vigenti, la dottoressa Ornella Barile, all’epoca dirigente del Settore Bilancio e Ragioneria del Consiglio, è stata destinata ad altro incarico non gestionale”. Pertanto conclude la nota, “sempre nel rispetto delle normative e del contratto di lavoro, appena verrà notificato il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari, l’amministrazione procederà alla sospensione dal servizio della dottoressa Ornella Barile”. Anche il Comune di Napoli ha sospeso i cinque dipendenti. Il provvedimento, rientra nell’ambito delle indagini relative a due gare di appalto tenute nella primavera scorsa e l’Amministrazione Comunale ha provveduto “immediatamente alla sospensione dal servizio dei cinque interessati in attesa dell’esito della fase procedimentale in corso”. Nel campo poi delle indagini, è stata anche perquisita l’abitazione dell’attuale componente dello staff del sindaco Iervolino, Luca Esposito. È netta la sensazione dopo gli arresti di questa mattina che l’inchiesta della Procura sulla corruzione nelle pubbliche amministrazioni, sia bene lontana dalla conclusione e non sono da escludere sviluppi nei prossimi giorni. Probabilmente, come ha riferito il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, “…dall’alto grado di corruzione esistente nelle P.A. , siamo solo all’inizio”.