NAPOLI- “Si scriva e si dica qualcosa di profondamente grave perché la prova non e’ fatta di sensazioni ma di qualcosa che si vede”. Cosi il penalista Gaetano Aufiero ha censurato nella sua arringa al processo di Appello per il delitto di Roberto Bembo, la discussione e la memoria della Procura Generale. In particolare la ricostruzione offerta dal sostituto pg con una quarta persona presente sul luogo dell’accoltellamento mortale di Roberto.
La domanda a cui cerca una risposta la Procura Generale, ovvero “perché Bembo attraversa la strada e si vede che attraversa la strada per andare da un suo amico che va a salvare. Ha sottolineato Aufiero: “il Pg lo dice prendendo atto del fatto che abbia partecipato ad un pestaggio. E la sentenza, il video che dice che gli imputati sono stati presi a calci e pugni e mi riferisco a Luca Sciarrillo e Niko Iannuzzi, perché Daniele esce con difficoltà dalla vettura e quando esce lo fa per soccorrere il fratello e portarlo dall’ altra parte della strada. La via di fuga alla quale faceva riferimento il pg nella sua requisitoria”. Ascoltare e leggere qualcosa che e lontano dalla verità e’ quello che ha convinto Aufiero ad intervenire. “Confesso che ho voluto che Stefano (il penalista Vozella) seguisse questo processo. Un processo che mi ha molto agitato. Sapete perché? Perché ho ricevuto minacce e ingiurie irripetibili per aver assunto questa difesa. Non sto sui social ma sono stato mimacciato e minacciate anche le mie figlie, perché un giudice, il dott Ciccone, avendo visto il video aveva concesso gli arresti domiciliari agli imputati. Quel giudice fu vittima di ingiurie. Fu fatto un corteo che mi permisi di definire incivile”. Un clima che ad Avellino il penalista ha definito “teso”. E ha aggiunto: “Se non avessi ascoltato qualcosa di profondamente inveritiero non sarei intervenuto”. Il penalista ha duramente stigmatizzato la gestione della fase preliminare delle indagini, in particolare il deposito del video relativo alla sequenza dei fatti: ” Noi abbiamo conosciuto dell esistenza del video dall ordinanza di concessione degli arresti domiciliari. Non sapevano del video e non avevamo nemmeno conoscenza dell esistenza del testimone, cosa che abbiamo appreso a luglio”. Aufiero ha nuovamente chiamato in causa i testimoni presenti quella mattina, ribadendo che per lui eono “maledettamente falsi”. Si e’ anche chiesto come mai il pubblico ministero: “Una volta acquisito quel video, sottratto non ai difensori ma ad un giudice, avuto quel video, ti vuoi richiamare i testimoni e chiedere conto di chi sono le altre dieci persone? “. E sul ruolo dei fratelli Sciarrillo ha aggiunto: “La verità, se non ne parliamo in un processo penale in cui due imputati vengono condannati per concorso in omicidio. Perché? Perché si vede quello che non si vede. Lo dico, sperando di non esser frainteso. Affermare, come fa la Corte che che i fratelli Sciarrillo, non Luca Maria e Daniele, un tutt’ uno, facevano da scudo, da muro, mi dispiace dirlo e un’ ingiuria alla verità. E’ un calpestare la verità. Per chiedere la condanna a sedici anni per due innocenti”.. Va contro i principi basilari del diritto penale, secondo Aufiero: ” come si può condannare in dieci righe, non è credibile che non si fossero resi conto che l’ amico aveva estratto un coltello e aveva iniziato a colpire la vittima. Affermare che non banno fatto nulla per aver impedito l evento..al di la’ della verità che sono cinque i secondi in cui si svolgono i fatti , cosa avrebbero dovuto fare? Impedire l evento? Cone avrebbero dovuto fare ad impedire l’ evento? Quale obbligo avevano di evitare l’evento? Cosa avrebbero dovuto fare in quei cinque secondi? La verità è chiarissima”.
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