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A fronte della complessità della materia e soprattutto dell’ampio panorama delle criticità da cui l’intero sistema della giustizia italiana è afflitto, il giudizio complessivo sul disegno di legge da parte dei relatori è stato negativo. Come ha osservato infatti il professor De Caro, “Il principio di un processo di breve durata va’ inserito in una riforma più complessiva ed organica della giustizia”. Dello stesso parere Massimo Preziosi, che ha evidenziato i limiti del disegno di legge in particolare in relazione alla mancanza di investimenti per uomini e strutture. “La riforma è utile come spunto – ha osservato – ma occorre operare numerosi correttivi”. Ma non solo. Nell’indicazione delle priorità da conseguire per velocizzare i processi e la giustizia in generale, tra cui una burocratizzazione dei sistemi anche attraverso il web, Preziosi si è espresso anche sulla questione legata all’uso delle intercettazioni. “ Credo che si sia persa la misura – ha affermato. A fronte dei milioni di euro che vengono spesi ogni anno per realizzarle – ha concluso – credo che sia giusto trovare un punto di equilibrio nel loro utilizzo”.
Pur ammettendo di criticare “le soluzioni presenti nel disegno di legge presente”, il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, Valerio Spigarelli ha posto invece l’accento sulla necessità di organizzare meglio la macchina della giustizia: “Lo dimostra il recente rapporto dell’Eurispes – ha detto, che spiega come la farraginosità delle procedure sia una frequente motivazione della lunghezza dei processi”. Originale il parere di Spigarelli anche in relazione alla questione, da più parti sollevata, della esiguità dei fondi messi a disposizione della giustizia: “Non è vero che i fondi sono pochi – ha osservato; piuttosto è vero che troppo spesso vengono male utilizzati”.