“Devo però far presente che nell’attuale contingenza dello svolgimento del primo Consiglio Comunale di questo quinquennio, il nostro compito oltre al controllo e alla verifica della legittimità degli atti amministrativi che sono stati sottoposti all’attenzione dell’aula, la minoranza ha anche il diritto di fare critica, cosa che comunque farà fino all’ultimo giorno, piaccia o non piaccia al Sindaco o ai Suoi sostenitori. Pertanto, pur comprendendo il fatto che il sindaco si possa infastidire quando viene “pizzicato”, ma non può certo pretendere che i consiglieri di minoranza, anche se in una logica di fattiva e leale collaborazione rimangano chiusi in un mutismo quinquennale. Tale incresciosa vicenda mi costringe anche a rilevare che quanto è avvenuto durante la seduta di Consiglio dell’11 giugno 2014, non risponde ai criteri di buon andamento dei lavori suddetti. Pertanto la invito a voler adottare ogni idonea iniziativa affinché non sia più consentito al pubblico in aula di interrompere e disturbare i lavori dell’assemblea qualunque possano essere le loro ragioni. A tal proposito le rammento, qualora fosse necessario che il Presidente del Consiglio Comunale è titolare di un munus pubblico, ossia di un ufficio cui sono ascritti poteri funzionalizzati, che, proprio in quanto tali, devono essere utilizzati non per conseguire fini propri, ma garantire diritti e prerogative di terzi, la cui violazione costituisce indice rivelatore di comportamento censurabile. Al Presidente, infatti, spetta l’obbligo di garantire la trattazione delle questioni richieste e in primo luogo, deve adottare comportamenti che non evidenzino intenti discriminatori da parte del pubblico fra consiglieri comunali ovvero fra gruppi consiliari”.