PONTEDERA — Sì alle primarie, ma con regole chiare per impedire che gli interessi personali e di partito compromettano la volontà degli elettori.
L’onorevole Michele Gubitosa, parlamentare irpino e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, mette insieme partecipazione popolare e tenuta della coalizione nel confronto sul futuro del campo progressista. Il punto, nella posizione illustrata a Pontedera e ribadita in un post dedicato all’incontro, non è soltanto come scegliere il leader: è anche come assicurare continuità al progetto politico dopo averlo scelto.
L’occasione è stata la serata di apertura della Festa dell’Unità, giovedì 3 settembre, al Circolo Arci Il Romito. Sul palco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze e attuale eurodeputato del Partito democratico, per un confronto tra esponenti dell’area progressista dedicato alla costruzione dell’alternativa al centrodestra.
Sulle primarie, Gubitosa rivendica una posizione favorevole e richiama il sostegno che anche il Pd ha espresso in passato a questo strumento. «Siamo favorevoli perché significa coinvolgere le persone», scrive, definendole «un esercizio di democrazia che può fare solo bene alla politica». La partecipazione, nella sua impostazione, non rappresenta un passaggio accessorio, ma la base sulla quale costruire una leadership riconosciuta dagli elettori della coalizione.
«Vogliamo un percorso partecipato che permetta alla nostra comunità di scegliere un leader che sia investito del voto popolare e per questo abbia la legittimità per governare il Paese per cinque anni». Il ragionamento passa così dalla selezione del candidato alla prospettiva di governo: raccogliere un consenso attorno a una guida e creare le condizioni politiche perché quel consenso non venga disperso.
Al sì alle primarie si accompagna, infatti, una richiesta precisa. «Dobbiamo proteggere la volontà popolare dagli opportunismi, personali e di partito», afferma Gubitosa, indicando la necessità di «un insieme di regole e di vincoli che si basino sulla lealtà dei partecipanti alla coalizione». L’obiettivo dichiarato è evitare che, dopo la scelta del leader, iniziative individuali o contrasti tra le forze alleate possano mettere in discussione il percorso comune.
È il passaggio centrale della sua presa di posizione: l’apertura alla competizione deve procedere insieme all’assunzione di una responsabilità condivisa. La partecipazione serve a scegliere; la lealtà degli alleati dovrebbe consentire di dare seguito a quella scelta. Nel post non vengono dettagliati i meccanismi delle garanzie proposte, ma viene annunciato l’impegno a definirle: «Lavoreremo con attenzione a queste contromisure, che sono fondamentali per proteggere il futuro del campo progressista».
Il confronto sulle regole, tuttavia, non esaurisce il messaggio. Gubitosa lo collega alla necessità di offrire risposte alle difficoltà economiche e sociali del Paese, accompagnando la proposta sulle primarie con un attacco netto all’esecutivo.
Il giudizio sui quattro anni di governo è durissimo: Gubitosa parla di «disastri» e contesta le celebrazioni della maggioranza, contrapponendole alle difficoltà di famiglie e imprese. Nella sua analisi pesano il caro carburante, il carovita, la perdita di potere d’acquisto, la stagnazione economica e la crisi della sanità.
«Vogliamo dare loro risposte concrete e per questo dobbiamo mandare a casa questo governo incapace e pericoloso», scrive. L’appello conclusivo, «Ora tocca a noi», è rivolto al campo progressista e alla sua capacità di tradurre l’opposizione all’esecutivo in una proposta di governo.
Il nodo delle primarie resta dunque il rapporto tra la scelta della leadership e la costruzione della coalizione. Una consultazione può dare voce agli elettori e rendere trasparente la competizione tra candidati, ma non risolve da sola le divergenze politiche e programmatiche tra i partiti, né garantisce la stabilità di un futuro governo. Regole di partecipazione, riconoscimento del risultato e accordo sui contenuti sono questioni distinte, ma strettamente collegate. È dal loro equilibrio che dipenderà la capacità delle primarie di rafforzare l’alleanza, anziché diventare un ulteriore terreno di divisione.
