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“Il presidenzialismo che propone Berlusconi con l’elezione diretta porterebbe ad una desertificazione della politica in Italia – ha dichiarato in un intervista Casini -“. Per l’ex presidente della Camera dare più poteri al premier non è certo eversione, ma è senza dubbio una trasformazione radicale del sistema che ci ha governato per sessant’anni, perché porta di fatto all’eliminazione dei partiti “per privilegiare l’unico rapporto che per Berlusconi conta cioè quello del ‘re’ con il suo popolo. Certo, non gli si potrebbe dare del tiranno in quanto eletto dalla maggioranza dei cittadini – aggiunge Casini – ma ogni contrappeso sarebbe eliminato. C’è coerenza nel suo progetto: un bipartitismo solo di facciata perchè ha l’obiettivo di blindare il rapporto tra il leader e il suo popolo”.
Immediata la risposta di Arturo Iannaccone, Mpa, che nonostante abbia delle perplessità in merito al presidenzialismo non perde l’occasione per difendere il premier e manifestare il suo dissenso nei confronti delle dure critiche espresse da Casini. “Quanto ad essere ‘re del suo popolo’ Pierferdinando Casini non è secondo a nessuno. E’ davvero singolare che uno come lui, che nell’Udc ha affermato una gestione prima oligarchica e poi monarchica, ora si erga a difensore dei partiti, del loro ruolo e della democrazia interna, pretendendo, persino, di dare lezioni a Berlusconi. Casini faccia autocritica e si ricordi quando, in netto contrasto con la migliore tradizione democristiana, ha mortificato le classi dirigenti del suo partito, impedendo la circolarità della leadership e la selezione di una classe dirigente realmente rappresentativa del territorio, preferendo sempre chi era pronto a ossequiarlo e a dirgli signorsì”. “Pur avendo già espresso le nostre perplessità sull’ipotesi di presidenzialismo avanzata da Berlusconi – ha concluso Iannaccone -, riteniamo che non si possa demonizzare ogni proposta di riforma istituzionale solo perchè avanzata dal Premier. Siamo pronti a confrontarci con tutti i partiti della maggioranza e dell’opposizione, nella convinzione che si debbano rafforzare i poteri del premier, garantendo, tuttavia, la centralità del Parlamento. In ogni caso il federalismo rimane per l’Mpa l’obiettivo prioritario da perseguire nell’interesse del Paese e, in particolare, delle regioni meridionali”.
In difesa della proposta lanciata da Silvio Berlusconi scende in campo il leader di Alleanza di Centro per la Libertà. “Le dure critiche di Casini dimostrano che le distanze tra Udc e centrodestra si fanno sempre più incolmabili. E’ singolare – ha commentato Pionati – che chi, fino ad oggi, ha impedito le riforme con i propri veti, ora punti l’indice contro il Presidente del Consiglio, che invece ha sempre voluto farle. Dalla giustizia al presidenzialismo Berlusconi ha una visione organica delle riforme che servono al Paese, si prepari ad andare avanti col sostegno della maggioranza, contro un’opposizione che continua a dire solo dei no”.
La polemica ha toccato anche il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, che alle parole di Casini ha risposto: “Berlusconi non si incorona re, il presidenzialismo è un’ipotesi democratica e non è vero che il presidenzialismo è incompatibile col popolarismo. Casini rifletta: l’unico centrista che ha portato il terzo polo a una certa forza è stato Bayrot candidato alle presidenziali francesi. Questo per dire che la politica se c’è si afferma con tutti i sistemi”.