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L’opera d’arte dell’avellinese è ispirata ai ritratti di Beatrice ed Eleonora d’Aragona, realizzati da Francesco Laurana nella seconda metà del Quattrocento : “Due ritratti sublimi, ricchi di dettagli, di preziosi particolari – spiega Sandulli -: le narici, le labbra, le palpebre, descritte con accurata precisione, con delicata puntualità; ma al tempo stesso quei due busti erano come un sospiro, un tenue bagliore di luce. Il mio sguardo scivolava su tutti i particolari, incantato dalla visione dell’insieme. Una perfetta sintesi formale rendeva quei due ritratti conturbanti. Qualche anno dopo volli provare a ricreare quelle emozioni, iniziai a realizzare diverse varianti di busti femminili, che avevano la pretesa di volersi imparentare con le due principesse. Il risultato era evidente, malgrado i miei sforzi, le “signorine” apparivano palesemente poco aristocratiche. Questo non tanto perché fatte di argilla e non di marmo prezioso; ma soprattutto perché il loro partecipare all’esistenza era manifestamente più ingenuo, incantato, sinanche impacciato, e comunque tenero e sognante come quello delle principesse. Eppure qualcosa mancava loro! I busti femminili concepiti in una torre angioina della seconda metà del 1200, a picco sul mare, sulla Costa d’Amalfi, a Praiano, coabitavano con ritratto di pescatori del luogo e grassocce turiste in bikini. Pensai di aggiungere un sentimento di ironia, non verso le “signorine”, ma per la mia ingenua ambizione di volermi misurare con le opere di Francesco Laurana, e così le dotai di colorate parrucche fatte di spugne di mare. Giocando col mio desiderio e sorridendo di me stesso, diedi alle “signorine d’Aragona” uno scatto contemporaneo che le trasformò in “signorine Sandulli”. Così, quando pochi mesi fa, Gerardo D’Andrea mi chiese di realizzare un’opera per il Premio Teatro Festival di Positano 2013, ci volle poco e corredandola con una maschera, la “signorina” fu pronta a fare la sua parte, quella che una volta fu di Leonide Massine, tratta dal maquillage disegnato da Pablo Picasso nel 1917 per Parade”.
Paolo Sandulli nasce ad Avellino nel 1949. Diploma di maturità classica. Frequenta due anni la facoltà di Architettura di Napoli. Si iscrive al Corso di Pittura di Giovanni Brancaccio presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, poi per tre anni a Roma con il Maestro Gentilini con cui si diploma in pittura. Continua gli studi alla Ruche di Parigi già residenza-studio di Chagall, Soutine, Archipenko e Viani, dove lavora per cinque anni. Nel 1980 apre uno studio a Napoli e vi rimane per sei anni, lavorando con la Galleria Mediterranea presentato da Paolo Ricci. Poi si trasferisce a Bergamo alla Ca Rossa di Mapello. Dal 1993 vive in Costiera Amalfitana, a Praiano, dove si dedica alla scultura e alla terracotta. Alcune delle sue opere impreziosiscono il giardino del Palazzo Murat di Positano, altre le sale del Syrene Bellevue di Sorrento, il prestigioso ristorante L’ulivo del Capri Palace di Anacapri e altre ancora le ville e la torre dell’isola de Li Galli. Quadri e sculture sono in collezioni private in Italia e all’estero.