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Popolari: “La De Simone non ha avuto più la voglia di mediare”

Avellino – Al Pd sarebbe sfuggito l’essenziale. Nessuna guerra fratricida per accaparrarsi poltrone e posizioni. Nessuna congiura ai danni dell’amministrazione provinciale. Solo una questione di “riconoscimento politico”. I popolari fanno il punto del ‘tracollo’ in una conferenza stampa “di chiarimento e non di replica” (al tavolo Giuseppe De Mita, Giuseppe Solimine, Carmine Pacifico, Luigi Cardillo, Sergio Morella, Gaetano Sicuranza). L’obiettivo è quello di illuminare le menti “…su una vicenda che parte da lontano e sulla quale c’è la necessità di dire la verità”. “Quando si tende a fare di tutta un’erba un fascio – precisa Giuseppe Solimine – ruoli e questioni finiscono per essere annacquati e utilizzati a piacimento. In questi anni abbiamo dimostrato, nonostante le forzature, lealtà e coerenza, non facendo mai venire meno il nostro supporto all’amministrazione”. Il progetto era ambizioso: “Evitare di scaricare le tensioni politiche sulla Provincia. Renderla punto di riferimento della rinascita gestionale dell’Irpinia. Un percorso condiviso, senza trappole e trabocchetti, accettando l’impostazione della Presidente De Simone. Una convivenza non sempre facile ma che mai avrebbe lasciato presagire tale epilogo. “Le difficoltà sono nate quando abbiamo tentato di entrare nel merito delle questioni. Gli accordi (intesa elettorale del 2004 e patto di fine consiliatura, ndr) sono stati disattesi. Nonostante avessimo sempre assecondato le richieste della De Simone (vedi gli aspiranti assessori: da Raffaele Pericolo, a Palerio Abate fino ad Eugenio Abate) ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto”. Prima la quota rosa. Non abbiamo mai avuto problemi a riconoscere ruolo e prestigio alle donne – chiarisce Solimine. Poi il no alla Tarantino. Infine l’ultimatum. Viene presentata alla stampa Dora Garofalo: l’inizio della fine. “Le cose sono precipitate quando, sulla falsariga dell’autonomia, si decide che l’assessore, non più di accezione popolare, è esclusiva prerogativa della presidente”. Prendere o lasciare. “Condanniamo il metodo. La De Simone non ha avuto più la voglia di offrire quella mediazione che noi –pur subendola- abbiamo accettato”. Il passo dalle questioni manageriali a quelle strettamente politiche è breve. “Negli Enti ognuno aveva trovato la propria collocazione (Ato e Consorzio Universitario ai Popolari, Asi a Pdc e Sdi). Al Pd spettava una posizione determinante, politicamente alta”. La risposta? “Completa chiusura, vedi Alto Calore. Non si possono avviare delle consultazioni quando a monte ci sono forti discriminazioni”. E allora… “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. “Il Partito Democratico ha esagerato. Non c’era nessuna ragione di forzare la mano sul Comune di Avellino né di buttare all’aria le sorti dell’Alto Calore”. Eppure non tutto è da cestinare. “Il centrosinistra deve parlare una lingua più chiara. Probabilmente occorre raffreddare i bollori di qualche improvvisato personaggio per riaprire una discussione più seria e serena”. E il Pdl? “Noi ragioniamo con tutti quelli che pongono problemi veri per il governo della comunità – afferma Giuseppe De Mita -. Con la nostra presenza al centro intendiamo segnalare l’inadeguatezza del sistema bipolare”. E ancora. “Quali Popolari di destra? – sbotta -. Una battuta da cabarettista di provincia”. “Il Pd si diverte a provocarci. Non riconosce la validità politica della Costituente di Centro e continua a darne una lettura sempliciotta e inadeguata. Sbaglia chi pensa che la pistola fumante sia in mano nostra. Al contrario, è nelle mani della segreteria provinciale del Partito Democratico. Un partito che è responsabile di quanto sta accadendo nella politica irpina e che prevarica anche la linea nazionale (il Pd regionale non esiste perché retto da un fantoccio). L’impressione – conclude – è quella di essere stati messi nella condizione di lasciare. Ci hanno cacciati prima dal Comune (dove sono stati persi fondi europei pari a 800 mln di euro da destinare al piano strategico per una carta mai consegnata) e poi dalla Provincia. La De Simone è rimasta vittima di un groviglio politico che non ha saputo gestire e, con una grossolana caduta di stile, cerca di appigliarsi all’improbabile pur di restare a galla”. (di Marianna Morante)

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