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Politiche – Maselli: “Ci sarò al di là del posizionamento”

Avellino – Ancora una volta prevale il senso di responsabilità. Ancora una volta il contributo dando spazio agli uscenti in nome di una battaglia comune: le politiche. E’ sereno Francesco Maselli ex presidente della Provincia di Avellino che va avanti per la sua strada, o meglio, per quella strada indicata dal suo partito: la Margherita. Pur sperando – ed è umano – in un posto di tutto rispetto nella graduatoria dei papabili. Se non fosse così, nessuna levata di scudi. Nessun rimpianto come è giusto che sia per chi crede che l’individualismo non paga. Per chi crede nella squadra, ma anche per chi ritiene giusto che nella scelta, di stare un po’ più su o un po’ più giù, si tenga presente la storia politica, la coerenza. L’appartenenza.

Presidente, siamo al rush finale. Oggi Direzione nazionale super blindata nella sede romana dalla quale dovranno uscire i nomi che correranno al Senato e alla Camera. Lei più volte si è dichiarato disponibile ad accettare la candidatura, più volte è stato ‘sponsorizzato’ dalla comunità di Altavilla e non solo, più volte da Ciriaco De Mita che lo ha rassicurato in merito alla sua scesa nell’agone politico. Dunque assai probabile, se non certa, la sua candidatura. Sicura anche nel caso in cui la posizione in graduatoria non dovesse essere tra le privilegiate?
“Se il mio partito mi indica non mi tiro indietro. Mi sembra doveroso per chi ha un motivo in più, per esempio gli uscenti. Pur non essendo una competizione elettorale aperta con candidature e voti di preferenza, darò il mio contributo. Poi il partito complessivo dovrà valutare se propormi un po’ più su o un po’ più giù… Per la verità con l’on. De Mita non c’è stato un vero incontro, ma uno scambio di battute in un convegno”.
Una proposta e allo stesso tempo una rassicurazione “che non so se deriva da una valutazione sulla opportunità di una mia candidatura, e credo di sì, oppure dal movimento che è nato spontaneo e che abbiamo ora frenato perché il momento è delicato (ci sono equilibri su più fronti, quattro province, gli uscenti, partiti in un’unica lista), per senso di responsabilità contando su una valutazione serena da parte di chi dovrà farla, non solo gli amici che si sono spesi. Tenendo conto della storia di ognuno di noi, dei gesti, dei comportamenti”.
Dovendo analizzare il suo excursus politico andando indietro di due anni, cosa crede sia cambiato in lei, nel modo di porsi dinanzi alle vicende?
“In me è cambiata solo l’età. Non ci sono stati sostanziali mutamenti nel porsi dinanzi alle vicende della politica. E’ meglio essere preparati e sapere che in politica nulla è sicuro. In questo sono un po’ fatalista. C’è una presa di coscienza su quanto accaduto in questi due anni in politica: i rapporti all’interno della coalizione, il senso del futuro. Mi pare che abbia subito delle evoluzioni: prima vedevo scenari all’orizzonte molto lontani, oggi più vicini non perché siano passati due anni ma perché vanno in quella direzione”.
Si riferisce alla Lista Unitaria?
“Sì,… al futuribile partito unico. Non la vedo come una iattura ma come un inevitabile approdo. C’è stata la maturazione e presa di coscienza su come si costruisce il partito che si deve chiedere chi siamo oggi e chi saremo in futuro”.
Chi siete? E cosa sarete in futuro?

“Al di là della competizione di due, tre, quattro culture che si sono aggregate per costruire un soggetto nuovo, oggi siamo la forza. Questa è l’ambizione e la percezione dell’elettorato. Siamo la novità che dà garanzia e può indurre il cittadino a maggiore certezza e serenità rispetto alle dispute che sembrano duelli rusticani tra centrodestra e centrosinistra. Partendo da questi presupposti credo che possiamo continuare a lavorare per costruire non tanto e non solo il radicamento ma il rasserenamento del clima politico dando il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita. Se continuiamo a dividerci tra guelfi e ghibellini finiamo col perdere di vista l’interesse generale. Questo non significa rinunciare alle proprie idee, ai programmi condivisi frutto di un serio dibattito”.
Il suo, un invito all’unità interna e alla stessa coalizione minata spesso e volentieri da accuse pesanti rispedite al mittente che non fanno altro che aumentare la disputa tra Ds e Margherita.
“Scontiamo il peso del passato. Ci sono personaggi che militano nella politica che non riescono a fare a meno del passato e trascinandoselo dietro appesantiscono il cammino del proprio partito e della propria coalizione (D’Ambrosio e company, ndr). Non mi pare che ci sia la volontà di liberarsi del passato. E questo denota chiusura. E’ necessario invece liberarsi dalle riserve, aprirsi al nuovo con la consapevolezza che ciascuno porta con sé un pezzo comune”.
Legge elettorale ritenuta dai rappresentanti del centrosinistra “truffaldina”. Messa sul banco degli imputati perché ‘rea’ di allontanare il proprio elettorato dalla partecipazione alla vita pubblica.
“Appare un mostro. Impedisce al cittadino la scelta sui candidati. Che elezioni sono se si limita il diritto della scelta? … C’è un potere dei partiti che però se esercitato correttamente, può essere accettabile”.
Politiche alle porte, cosa si augura?
“Di essere eletto. Che il centrosinistra vinca nella giusta misura per poter guidare il Paese dopo lo sfascio complessivo”.
Insomma Maselli riflette ed invita all’unità specie in vista di una campagna elettorale che vedrà ‘l’uno contro l’altro armato’. La posta in gioco è alta e… né centrodestra, né centrosinistra vorrebbero assistere inermi alla bruciante sconfitta.
(di Teresa Lombardo)

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