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Una situazione, questa, che non ha trovato riscontro immediato da parte dell’autorità penitenziaria, tanto da spingere il detenuto a diversi tentativi di suicidio, il primo dei quali nel novembre dello stesso 2009.
Il fatto si riferisce ad una sentenza di ieri della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la numero 73869/10) che ha condannato il nostro Paese a risarcire.
E’ stato violato l’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamento inumano e degradante.
È proprio sul tempo trascorso da questo primo tentativo e l’inizio del ciclo di riabilitazione per risolvere i problemi di salute dello stesso che la Corte si è soffermata. Secondo i giudici, questi ritardi hanno infatti «creato nell’uomo costanti sentimenti di ansia ed inferiorità, sufficienti a costituire una umiliazione e il conseguente trattamento degradante previsto dall’articolo 3 della Convenzione».
Per questo i giudici hanno accolto il ricorso condannando l’Italia a risarcire economicamente il detenuto con una somma pari a 25mila euro.