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Il ddl messo a punto dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il papà dell’operazione, è composto da 5 articoli in cui si individuano procedure, finalità dell’istituto e, soprattutto, la possibilità di passare la mano ai soci cofondatori, per ora le Poste e le banche di credito cooperativo, dopo solo 5 anni e che lo Stato non avrà la maggioranza.
Tre le direttrici fondamentali: incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno, sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli, canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle regioni meridionali.
La banca avrà sede legale in una delle Regioni del meridione e sarà istituita da un comitato fondatore di 15 persone, nominato dal premier su proposta del Ministero del Tesoro, da subito almeno un terzo dei componenti sarà espressione dei capitali privati.
Gli sportelli saranno quelli delle Bcc, per ora 600 nel Sud Italia. Poi arriveranno quelli di Poste Italiane che partecipa all’operazione, altri 14mila uffici e, quindi, sportelli nell’area. I soldi ce li mette lo Stato, sia in via diretta con un finanziamento iniziale, sia sotto forma di meno tasse a carico di chi compra i bond emessi dalla banca neonata. Su questi bond si pagherà il 5 per cento invece del 12,5 che si paga sugli altri titoli finanziari. La stima del Governo è di una richiesta di 6,75 miliardi di euro (il 50 per cento della provvista necessaria per finanziare le imprese al Sud), con un reddito per le casse dello Stato di 155,3 milioni di euro e con una perdita di gettito quindi di 9,2 milioni di euro rispetto alla normale tassazione.
In Consiglio dei Ministri c’è stata accesa discussione, poi la Banca è passata con il sofferto sì di tutti. Tremonti ha spiegato: “Servirà a chi vuole ampliare l’albergo o lo stabilimento balneare o aprire una pizzeria”. E ha chiesto al Parlamento una discussione e decisione rapida e veloce. Sul tema finora la Lega ha taciuto.
I rischi: che sulla Banca per il Mezzogiorno vengano dirottate risorse finanziarie altrimenti utili per l’abbassamento della pressione fiscale. Le opportunità: un credito territoriale, in concorrenza e sfida con le grandi banche italiane. Una più facile erogazione del credito alla piccola imprenditoria e un aiuto concreto al Sud d’Italia.
L’ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, si aspetta di essere pronto in “tempi brevi”. La raccolta di capitali attraverso i conti correnti, spiega ancora Sarmi, “… potrebbe essere utilizzata in piccola parte se ritenuta utilizzabile. Noi investiamo in titoli di Stato di area euro e quindi la sicurezza dei depositi è altissima. Apriremmo come Bancoposta e cioè come oggi eroghiamo mutui e prestiti con partner. Occorre solo il tempo di creare un’interfaccia tecnologica con le Bcc per il collegamento al centro di erogazione del servizio”.