![]()
Ortensio Zecchino, Francesco Pionati e Generoso Benigni: a questi nomi risponde la nuova identità dell’Adc che si è concretizzata con l’integrazione di Merito è Libertà per dar vita ad una nuova struttura che si inserisce strategicamente nel centrodestra. “Un segnale importante”, lo ha definito l’on. Pionati che ha aperto la mente a chi non è ancora riuscito a cogliere la vera essenza del ‘nuovo’: “un polo di qualità, spessore e personalità”, nato per difendere il bipolarismo e destinato a rafforzare il centrodestra con una seria politica di coalizione.
La ‘triade’ – ma a quanto pare solo per il momento – frutto di quella che è stata definita una affinità elettiva, ha chiamato all’appello il suo popolo. Ed hanno risposto, perché presenti alla ‘chiamata’ di oggi, tra gli altri anche i consiglieri provinciali Pio Gagliardi e Carmine De Angelis nonché il presidente del consiglio provinciale Vincenzo Alaia e il sindaco di Ariano Antonio Mainiero. A dimostrazione che si è al cospetto di una ‘casa’ in cui ‘nessuno deve bussare perché ha le chiavi’ ed in cui l’unico interesse è strettamente legato al merito e alla volontà di cambiamento.
Da qui “l’infondatezza” delle accuse lanciate dal Pdl che vedrebbero Zecchino e Benigni uniti a Pionati per “convenienza”. “Accuse fuori posto. La nostra è un’aggregazione – ha spiegato Pionati – nata con estrema naturalezza. Il che è sintomatico di un segnale: quello di una proposta nuova e di una prospettiva diversa. La vera novità politica di questa provincia siamo noi”.
Un argomento in cui si è sentito chiamato in causa più di tutti Generoso Benigni: “Cusano ha parlato di convenienza ma non c’entra nulla. Noi eravamo insieme già prima, per la nostra storia personale e per valori comuni. Non dobbiamo dimostrare nulla e non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad affrontare questa scelta”. Una motivazione in più quella legata al ‘recupero della libertà’ che permette a MeL di sottrarsi alla dinamica “poco democratica” del “se non sei d’accordo la porta è aperta”.
Certo, accuse a parte, il rapporto con il Pdl rappresenta il nodo cruciale della nuova proposta. Partendo dalla premessa che “nessuno ha mai avuto una tessera con il Pdl” ma si è trattato solo ed esclusivamente di rapporti di alleanza, Pionati ha chiarito che nulla cambierà rispetto al passato. Le reazioni, invece, alla nascita del rinnovato soggetto politico sono tutte da attribuire al Popolo delle libertà che in questo contesto non sarebbe legittimato a ‘scagliare la prima pietra’: “Il Pdl è strutturato proprio sulle convenienze – ha attaccato Pionati -. Al suo interno non esistono regole democratiche. Siamo di fronte all’assemblaggio di pezzi che fanno massa per reciproca convenienza. Non è questa la nostra idea di partito”. Secondo gli interessati e per la dinamica della politica, oggi il Pdl non può permettersi la velleità di essere ‘unico’ e deve, gioco forza, entrare nella logica delle alleanze.
Dunque, un gioco politico ancora non stabilizzato e secondo Zecchino ancora troppo simile ad un cantiere aperto dove l’Adc vuole ‘dettare le sue regole’ e stabilire limiti di coerenza che sembra trovino largo spazio in uno scenario in continua evoluzione. “Eravamo convinti – ha dichiarato Zecchino – che l’Italia avesse imboccato la strada del bipartitismo. Ma non funziona. È il bipolarismo che funziona”. In Italia come in tutta Europa. Ed è in questo sistema che l’Adc vuole collocarsi, in una logica legata al filone popolare.
“Noi facciamo una scelta chiara – ha sottolineato Zecchino – Seguire il popolarismo europeo che in Italia si identifica con il centrodestra. E questa è la nostra risposta – trasparente – a chi ogni tanto minaccia di star solo e poi fa alleanze a destra o a sinistra”.
Certo la posizione di Zecchino – e ne è cosciente – provocherà qualche “mal di pancia ai miei amici che stanno dall’altra parte” ma le motivazioni ci sono tutte: “Immaginavamo un partito (il Pdl, ndr) più dialetticamente impostato al suo interno, ma così non è stato. Allora abbiamo puntato su omogeneità culturali e spirituali”.
Un ‘comune sentire’ per creare un partito ‘di qualità’. E guai a volerlo considerare un fenomeno ‘irpinocentrico’: “Abbiamo proseliti dappertutto – ha chiarito Pionati -. Ad esempio in Veneto dove la nostra crescita è stata esponenziale”. Ma non serve andare lontano per comprendere la portata del fenomeno. Qualcosa, è percepibile, si sta muovendo e la prossima settimana novità importanti giungeranno dalle altre province campane, a partire da Napoli. Perché alla base della nuova alleanza c’è un diktat: né sigilli, né blindature. Piuttosto conquistare anche chi, nonostante l’iniziale diffidenza, è ben disposto verso un’idea del genere. Compresa l’opinione pubblica che secondo Zecchino è meno disattenta e disinteressata di quanto si voglia far credere.
A novembre la prima assemblea, nuove adesioni e primi ‘esami’. Processo in accelerazione in vista dell’imminente futuro dove, c’è da scommetterci, l’Adc si attesta a diventare l’ago della bilancia di equilibri chiamati ad un definitivo banco di prova: le regionali. (Manuela Di Pietro)