«E se le primarie non bastassero a far vincere il campo largo?». È l’interrogativo posto da Francesco Pionati, giornalista, già parlamentare ed ex direttore del Giornale Radio Rai e di Rai Radio 1, in un editoriale pubblicato oggi su Il Tempo.
Pionati analizza le difficoltà del centrosinistra nella costruzione di una proposta unitaria e sottolinea come il moltiplicarsi delle candidature rappresenti il segnale di una più profonda incapacità di sintesi politica.
Secondo l’ex parlamentare, allo stato attuale il confronto per la leadership ruota principalmente intorno ai nomi di Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma l’ipotesi delle primarie, anziché risolvere definitivamente il problema, potrebbe aprire ulteriori divisioni. La comparsa di numerosi profili alternativi sarebbe infatti, secondo l’analisi di Pionati, la dimostrazione della difficoltà degli attuali contendenti a rappresentare e tenere insieme tutte le diverse anime della coalizione.
Nell’editoriale viene evidenziato inoltre come le candidature alternative, dalla sindaca di Genova Silvia Salis all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, fino all’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani e ad altri esponenti dell’area centrista e moderata, abbiano una genesi comune: offrire una soluzione capace di riequilibrare un’alleanza che, secondo Pionati, appare oggi sbilanciata a sinistra.
Il punto politico centrale resta però la capacità del campo largo di costruire una leadership realmente condivisa. Per Pionati, infatti, il centrodestra può contare sul vantaggio di una guida forte, sostenuta da una lunga esperienza di governo e da un quadro internazionale favorevole, mentre il centrosinistra continua a essere attraversato da divisioni, rinvii, distinguo e contrapposizioni.
Resta infine un’incognita decisiva: chi dovesse perdere le eventuali primarie accetterebbe realmente il risultato sostenendo il vincitore? È uno degli interrogativi posti da Pionati, che individua proprio nella difficoltà di garantire una sintesi dopo la consultazione uno dei principali rischi per il futuro della coalizione.
«La politica, depurata dalla propaganda, ha ancora una sua logica virtuosa che sa distinguere l’apparenza dalla sostanza», conclude Pionati nel suo editoriale.
