Picariello racconta Palatucci, al Tg2 la presentazione del volume

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“Giovanni Palatucci offrì a tutti i suoi uomini una piccola, nascosta bandiera di dignità. Permise a tutti loro di fare del bene, di sentirsi uomini senza dover contravvenire alle regole, alle istituzioni, alla divisa. Lui era il capo, e loro furono tra i pochi, in quegli anni disperati, a non dover lacerarsi tra ordini e principi morali: grazie a Palatucci, coincidevano”.
Toni Capuozzo, cronista del Tg5, firma così la prefazione di “Capuozzo, accontenta questo ragazzo”, il libro del giornalista irpino de l’Avvenire Angelo Picariello sulla vita del ‘Giusto’ montellese che salvò la vita a centinaia di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il volume -che sarà presentato domani all’interno della rubrica del Tg2 notte, a cura di Maria Concetta Mattei– concentra la propria attenzione sull’identità culturale, umana, religiosa di Palatucci, sul profondo rispetto che nutriva per il suo paese natio, Montella, e sulle antiche e profonde tradizioni del Sud. L’autore-giornalista di cronaca e politica per l’Avvenire, nonché ex consigliere comunale del Comune capoluogo, dimostra di condividere pienamente e di voler far comprendere fino in fondo i valori sui cui fu improntata la vita del suo protagonista. Una ricerca minuziosa per rispolverare fonti sepolte nell’Archivio Storico della Polizia di Stato di Roma, in quello del Santuario di San Francesco a Folloni a Montella, nella Biblioteca del Convento di San Francesco Maggiore a Napoli, presso l’Associazione Nazionale Giovanni Palatucci, a Campagna in provincia di Salerno. Tra queste fonti assume particolare rilievo la lettera inviata a Goffredo Raimo da Udine, il 1° gennaio 1991, dalla triestina Libera Capuozzo, moglie del brigadiere di Pubblica Sicurezza Pietro Capuozzo, in servizio a Fiume e successivamente a Trieste al momento dell’arresto di Palatucci. “Una mattina di ottobre – scriveva la madre del giornalista Mediaset – venne da noi a casa, un agente di custodia e mi raccomandò di avvisare mio marito che alle ore 14 dello stesso giorno il Palatucci, insieme ad altri deportati, sarebbero partiti alla volta della Germania. Mio marito andò al treno, ma si fece accompagnare da un agente della Polfer, perché i deportati erano chiusi nei vagoni e lui per far sapere al commissario che era lì, alla pensilina, doveva parlare ad alta voce, ma non poteva chiamarlo per nome. Camminando su e giù tra i vagoni, si trovò un biglietto tra i piedi e la voce del Palatucci che diceva: – Capuozzo, accontenta questo ragazzo, avverti sua madre che lui sta partendo per la Germania. Addio!.

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