![]()
Palatucci, originario di Montella, in provincia di Avellino, morì a Dachau a soli 36 anni, deportato al termine di una lunga attività di salvataggio di ebrei, ma non solo: salvò anche rom e perseguitati politici. Ne salvò migliaia, come responsabile dell’ufficio stranieri di Fiume dal novembre del 1937, la gran parte dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale in fuga dalla ex Jugoslavia e in particolare dal regime croato degli ustascia filo-nazisti di Ante Pavelic. Nell’ultima fase, dopo l’armistizio, quando i tedeschi instaurarono in Istria e Venezia Giulia il Litorale adriatico, Palatucci assunse la reggenza della questura e collaborò segretamente al progetto di ricostituire Fiume come città autonoma. Un piano scritto in inglese rinvenuto dai tedeschi e destinato al comando Alleato fu la ragione ufficiale del suo arresto. L’ultimo a salutarlo alla stazione di Trieste, mentre era già nel vagone piombato in partenza per la Germania, il brigadiere Pietro Capuozzo, padre di Toni, vicedirettore del Tg5 e autore della prefazione al libro. Palatucci, in quel momento drammatico, gli raccomandò di avvertire la madre di un ragazzo che veniva deportato, a un indirizzo di Trieste scritto su un bigliettino: “Capuozzo, accontenta questo ragazzo”, gli disse, di qui il titolo del libro. Nel quale è ricostruita passo passo, con nuove, inedite testimonianze, la lunga attività di salvataggio, fino all’ultimo periodo che vide Fiume in balìa degli opposti totalitarismi: Palatucci morì, catturato dai nazisti, probabilmente avendo invano confidato fino all’ultimo in uno sbarco degli Alleati in Istria; i suoi uomini, invece, nel maggio 1945, arrestati dai partigiani di Tito, finiranno nelle Foibe.