Piazza Libertà – Fare Verde: Una rotonda nel degrado non una piazza

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Avellino – “Neanche i fiori sono serviti a ridare vita ad una piazza che oramai è solo un ricordo nella memoria degli avellinesi”. Piazza Libertà diventa l’obiettivo della nuova riflessione avanzata dal presidente cittadino di Fare Verde, Pasquale Matarazzo. “Il mercatino dei fiori che doveva rianimare il luogo, vista anche l’esigua presenza degli esercenti, non ha dato gli esiti sperati. Per i cittadini l’area è più una rotonda dove sfoggiare le belle auto che un posto dove socializzare, incontrare e fare cultura. Sappiamo tutti che le grandi opere, forse, ci daranno finalmente una piazza degna della città, seguendo il disegno riportato da Cesare Uva che colorò il luogo in tutto il suo splendore architettonico, distrutto poi da due fontane, che seppur presenti in tante foto in bianco e nero dei nostri ricordi, non hanno nulla di pregevole, rispetto ad altre fontane che vediamo nelle belle piazze d’Italia, ma è necessario pensare anche all’immediato e la piazza più importante della città non può presentarsi in quello stato, soprattutto ai turisti che la affollano nel mese di agosto. Purtroppo il folle modernismo degli anni 70 ci consegnò una piazza e alcuni palazzi come quello vicino palazzo Testa che allora sembrava bella, ma che non l’ha salvata dall’abbandono in cui versa ai nostri giorni. L’appello che lanciamo al comune di Avellino e soprattutto all’Assessore alla Riqualificazione Urbana, sensibile al recupero di vari punti del centro città e delle periferie è che, visti i tempi lunghi per il recupero della stessa, vengano almeno eliminate le fontane verso Palazzo Ercolino e messa in sicurezza l’area sottostante che presenta problemi di staticità e quindi rendere fruibile la zona con del verde attrezzato e giochi per bambini, ripristinando anche la pavimentazione che, come per il corso, è oramai saltata in vari punti. Sarebbe davvero un gesto di amore soprattutto verso gli anziani e i bambini gli unici che affollavano ancora il luogo, se con i primi guadagni dei parcometri si desse uno slancio a socializzare un luogo simbolo dell’identità perduta”.

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