Piazza del Popolo: congelamento o rinnovamento?

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(di Antonio Porcelli) – Tanto per essere chiari: è stato un consiglio comunale in tono dimesso e senza slanci particolari per una politica che ambisce a rilanciare Avellino nel circuito nazionale.
La ‘prima’ del Galasso 2 ha partorito la montagna… ma il topolino alla fine si è ben nascosto.
Se questo è il buongiorno, la sensazione netta, con il gran rifiuto di Sergio Barbaro, è quella di una gravidanza non riuscita, con pediatri e apparati di neonatologia che dovranno soccorrere e supportare il nuovo nascituro.
La scelta di Pino Galasso – i tre consiglieri più eletti e poi tre consiglieri con legislature consolidate alle spalle, due esterni e due rappresentanti dei due partiti di appoggio nel ballottaggio – fa storcere il muso dopo la cavalcata trionfale di metà giugno.
I segnali che hanno accompagnato l’elezione del nuovo presidente del consiglio comunale avevano già evidenziato il disagio dell’area ex Ds per la penalizzazione in atto. Eppure le frizioni che hanno accompagnato il sindaco nella scelta del suo team avrebbero dovuto rappresentare un primo campanello d’allarme delle istanze avanzate e alla fine comunque disattese.
Se qualcuno ha preferito tacere piuttosto che reagire seduta stante, c’è da scommettere che in futuro non sarà certo il silenzio la strategia adottata da chi oggi ha alzato un muro di gomma per parare eventuali colpi non più incassabili.
A dirla tutta l’attesa ha aumentato le aspettative generali ed alla fine si è ridotta al nulla, a speranze per la maggior parte disattese. E forse appare lecito, a questo punto, chiedersi: perché tanto tempo? E soprattutto: perché tanto rumore per nulla? E poi… cosa bolle in pentola? I muscoli mostrati questa mattina dall’asse Galasso – De Luca appaiono ai mortali cronisti le risultanze di un disegno tutto interno al Partito Democratico, teso più alla sopravvivenza dell’esistente che al rilancio in termini di progettualità. Il giudizio non riguarda uomini e neo assessori, tutti rispettabili, ma il metodo seguito, che appare legato alla visione della vecchia e mai doma Dc, poco incline alle novità del partito che purtroppo non c’è. Dopo la batosta alla Provincia e il brillante risultato al ballottaggio, il Pd cittadino e provinciale era atteso da conferme e da un rilancio in vista delle probabili alleanze in funzione regionale e di respiro più ampio. L’esclusione – sotto forma di “prendere o lasciare” – delle ambizioni dell’area Ds, va letta come disegno per posizionamenti futuri in vista congressuale del Pd che appare sempre più zoppicante e pieno di contraddizioni. E’ il caso di citare, ad esempio, lo “sgomento” seguito all’elezione con l’apporto dei sindaci Pd al nuovo organismo Asi e il “lasciapassare” al tesseramento pro Pd di alcuni protagonisti del “golpe Asi”. Come se nulla fosse successo con le regole facilmente calpestate e spesso impunite. L’importante è non chiamarsi Grillo… o magari Vittoria. Due pesi e due misure. Alla fine poi, in Irpinia, vince sempre l’ex Dc negli ultimi tempi posizionata sotto diverse bandiere.
Insomma, paradossalmente, nonostante le aspirazioni tutte concentrate su un obsoleto slogan di rinnovamento, che oggi appare vecchio come la politica che cela, il Pd sembra mostrare in forma inesorabile di vestire un abito rattoppato. Una mistura di ‘ex’ che piuttosto che coagularsi finisce con il suonare in qualsivoglia contesto una nota stridula.
Una dicotomia chiara e palese – nonostante maldestri tentativi di suggellare l’unione – che potrebbe rivelarsi non cospicua ma piuttosto controproducente per le prospettive future indirizzate a legittimare le ambizioni di corsa a Palazzo Santa Lucia.
In sintesi una guerra fratricida. Ex Dc, ex Ds, ex popolari o Margherita… tutto si consuma tra passaggi e ritorni che di nuovo hanno ben poco. Se non un dato inconfutabile: non sorprendono più nessuno. E Piazza del Popolo, è questa la nostra sensazione, rientra in un disegno di “congelamento” per un congresso senza scossoni, con i soliti nomi e candidature sollecitate dall’alto. Ci si attendeva qualcosa di più da Galasso e amici e alla fine il popolo è così servito. Il centro del… centro del Pd, sul tipo ‘quattro amici al bar’, lancia la sua sfida. Se questo è il futuro…

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