
Avellino – Un conflitto di interesse ‘con i fiocchi’ tra il Puc e il Piano del Consorzio Asi: l’episodio singolare vede Avellino come insolita protagonista di una vicenda che ha suscitato curiosità e interesse. Nell’area industriale di Pianodardine, l’esproprio del terreno del sig. Gaetano Iannuzzi non è passato certamente inosservato agli occhi dei tanti automobilisti che quotidianamente percorrono quella che viene definita ‘viabilità di penetrazione’ alla città di Avellino. Cartelli giganti supportati da foto per lanciare un appello alle istituzioni. “Il terreno di mia appartenenza è stato espropriato per dare adempimento alle previsioni del Puc – ha spiegato Iannuzzi – In quest’area della città avrebbe dovuto essere realizzata una mega rotonda in grado di migliorare la viabilità e soprattutto evitare i tanti incidenti che spesso si verificano a causa della pericolosità dell’incrocio. Una previsione che ha visto il mio totale sostegno in virtù dell’esigenza di sicurezza. Poi il Consorzio Asi – che in questo contesto acquista priorità – ne ha cambiato la destinazione prevedendo la realizzazione di un Piano di Insediamento Produttivo”. E la chiara e assoluta contrarietà nasce da dati di fatto: “A poca distanza da questa zona esistono altre aree in passato espropriate e abbandonate. Perché allora non procedere alla loro bonifica e al recupero e creare lì un nuovo insediamento?”. Il terreno di proprietà del sig. Iannuzzi, inoltre, è attraversato da un acquedotto risalente al 1880, una struttura già deturpata a causa di numerosi capannoni costruiti a ridosso della costruzione romana. Ma l’interessato non ci sta e lancia un appello affinché la destinazione del terreno rimanga quella originaria e i nuovi capannoni vengano costruiti nei terreni situati a poca distanza da quello in questione. Un ‘romanzo’ dall’epilogo farsesco: “Lo scorso 24 aprile l’Asi ha presentato il nuovo Piano in cui evidenziava l’assoluta prevalenza dell’ambiente e della vivibilità per i nuclei familiari interessati dalle nuove opere”… e non è questo, a quanto pare, il caso della famiglia Iannuzzi.