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Piano Casa: Ordini ed amministrazione a confronto

Avellino – “Il Piano Casa della Regione Campania: la nuova normativa e le prospettive di sviluppo”. È stato questo il tema del primo incontro organizzato dal Comune di Avellino, dagli ordini professionali e dalla Regione che ha visto tracciare le linee guida per la città dopo l’approvazione della legge n.19 del 28 dicembre 2009. Presenti all’amplio tavolo dei lavori l’assessore all’Urbanistica Elvira Matarazzo, il rappresentante per l’Ordine degli Architetti Dolores De Vito, il presidente dell’Ordine dei Geometri Antonio Santosuosso, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Michele Carovello.

Gremita la sala consiliare di Piazza del Popolo. Folta anche la partecipazione di rappresentanti degli Uffici Tecnici di altri Comuni irpini. “In questa fase – ha spiegato l’assessore Matarazzo – dovremmo tener conto delle esigenze dei cittadini. A nostra disposizione ci saranno 60 giorni dalla promulgazione della legge. Il nostro dovere è quello di rilanciare l’economia della città attraverso la trasformazione urbanistica e la prevenzione del rischio sismico”. Dopo i saluti dell’esponente della Giunta Galasso, si è aperto il dibattito a cura dei professionisti intervenuti.
A moderare l’incontro Giovanni Iannaccone.

Per Dolores De Vito, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti, i punti da cui partire sono essenzialmente due: il rischio sismico e l’individuazione di aree della città per avviare la riqualificazione. “Bisogna riqualificare quelle zone della città come via Piave, via Carducci, via Roma e Piazza Kennedy che necessitano di interventi di miglioramento. In questo l’amministrazione comunale deve esser capace di individuare ed applicare criteri procedurali al fine di dare risposte concrete ai suoi cittadini”.

Luigi De Cesare per lo Sportello Unico del Comune di Avellino ha illustrato il sinergico lavoro di concerto con la Commissione Urbanistica presieduta da Nicola Giordano e la necessità di applicare correttamente la normativa. “Come primo provvedimento, il Comune lavorerà per soddisfare il fabbisogno dei fabbricati in città. Saranno tre le tipologie di interventi che seguiranno rispettivamente la legge 4, 5 e 7. Per quanto concerne il primo aspetto sarà possibile ampliare immobili già edificati e di tipologia residenziale pari al 70 per cento. Dal provvedimento sono esclusi quelli interessati dal condono edilizio. Rientrano in questo legiferato anche gli edifici rurali, quelli di estensione minore ai 1000 mq cubi e di due piani fuori terra. La voce 5 si riferisce alla ristrutturazione edilizia con la possibilità di incrementare del 35 per cento gli spazi. Purtroppo, in questo, a causa del nostro Puc già abbiamo riscontrato una difficoltà per quanto l’altezza degli edifici. Altro punto su cui bisognerà porre l’accento è posto all’opportunità di poter cambiare la destinazione d’uso degli edifici rurali. In questo ambito è possibile anche ampliare il 20 per cento degli spazi non abitativi. Ultimo riguardo è per la legge 7 che concede ai privati la possibilità di interfacciarsi con l’amministrazione per individuare gli ambiti d’azione”.

Durante la discussione sono stati affrontati temi di importanza cruciale per lo sviluppo edilizio: la scarsa domanda nel mercato immobiliare, il calo demografico, le titubanze di investimento nel mattone. “Una garanzia di questa legge – ha spiegato l’ingegnere Michele Famiglietti – è l’opportunità di poter deliberare gli interventi in Consiglio comunale evitando il lungo iter burocratico che ne scaturiva. Sono tre le direttive sulle quali ci muoveremo per la città: riabilitazione dell’edificio, riabilitazione energetica e riabilitazione dell’accessibilità”.

Il lungo dibattito è stato seguito attentamente da Alberto Romeo Gentile, dirigente del Settore Politica del Territorio della Regione Campania che ne ha tratto le conclusioni.

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