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Pdz A/3: come vincere la discriminazione con “Gusto e Con-tatto”

Avellino – Il problema dell’occupazione è un problema doppio per chi nella vita ha imboccato il tunnel della droga. Pregiudizio, etichettamento, esclusione sono fenomeni non poco diffusi nella società ‘civile’. Ma per fortuna la rete del sociale intende fare qualcosa, dare il suo contributo perché a tutti siano garantite le stesse possibilità. E il piano di zona A3 del Comune di Avellino, coordinato da Salvatore De Vito, di pieno accordo con l’assessore alle Politiche sociali e alla Tossicodipendenza, Mirella Giova, hanno trovato un modo ‘gustoso’ per farlo. Da un’attenta indagine e analisi degli ambienti lavorativi, è infatti emerso che sono proprio quelli legati alla ristorazione, le pizzerie in particolare, ad avere ‘meno pregiudizi’ verso il proprio personale: insomma, basta che ci sia volontà e si sappia fare il mestiere per lavorare, non si guarda ad altro. Di qui l’idea di organizzare un percorso di formazione finalizzato all’inserimento lavorativo nel settore che aumenti le competenze legate all’arte culinaria e all’ospitalità: “L’arte del Sud: Gusto e Con-tatto”. E’ questo il nome del progetto nato dalla sinergia e dalle esperienze di sette organizzazioni pubbliche e del privato sociale, teso al recupero e all’inserimento lavorativo di ragazzi ex tossicodipendenti. Il tutto, attraverso un corso che stimola la responsabilizzazione, la pratica, la manualità, il confronto interpersonale, la comunione di obiettivi, ingredienti indispensabili per formare professionalità autonome e funzionali con la qualifica di ‘Operatore free-flow dell’Azienda Ricettiva’. Così, la preparazione di pizze, minestre, zuppe e quanto altro fa parte della tradizione culinaria del Mezzogiorno si fa strumento raffinato per ristabilire e ripristinare il rapporto con se stessi e con gli altri, con l’ambiente di lavoro, con il contesto sociale di riferimento. La filosofia che sta alla base dell’iniziativa – coordinata dal Piano di Zona A3 e portata avanti dall’assessorato comunale insieme a Sert Asl Av2 (direttore Gabriella Pugliese), Acli Project Onlus (Presidente Alfredo Cucciniello), Associazione Casa sulla Roccia (rappresentata da Vincenzo Follo), associazione Cuochi avellinesi (presente Luigi Vitello), l’associazione Don Tonino Bello Onlus (Stefano Iandiorio) e l’associazione Madre Coraggio con Giuseppina Preziosi – è infatti quella di invogliare chi ha avuto questo problema o chi necessita di un aiuto per superarlo a ‘farsi avanti’ senza paura e a trovare un modo per tornare a scommettere su se stesso. Perché dall’attività professionale e dall’autonomia personale si struttura l’autostima dell’individuo Per questo è sempre disponibile come riferimento il numero verde 800 090590 (anonimo, sempre attivo, non costa nulla) per conoscere e far conoscere il mondo legato alle dipendenze. Per raggiungere lo scopo finale è infatti necessario che a funzionare sia tutta la filiera ‘del sociale’. Con un’iniziativa come quella del corso in cucina si dà una mano affinchè l’assiduo lavoro di strutture di accoglienza e case di cura non sia vanificato.
Ma come si articola l’iniziativa e quando partirà? Il taglio del nastro dovrebbe esserci fra qualche giorno. Su 15 posti disponibili ne sono stati assegnati 13 (ci sono altre due disponibilità), tutti maggiorenni e necessariamente di Avellino. In una prima fase si seguirà un percorso di formazione in aula presso la Casa sulla Roccia (che ospiterà il tutoraggio insieme al Sert). Il personale docente è quello dell’Associazione Cuochi di Avellino, che avvierà i discenti all’arte culinaria, alla conoscenza dei prodotti e all’utilizzo delle spezie. Si daranno anche direttive su come servire e ricevere il personale. Finite le 400 ore formative (circa 6 mesi) la restante parte sarà occupata da attività di stage in aziende che saranno poi individuate: 600 ore per i restanti 6 mesi. In totale l’iniziativa dura un anno. Ogni giorno ad essa dedicato sarà retribuito con un’indennità minima giornaliera. Infine ai 5 più meritevoli verranno assegnate altrettante borse di studio – fondi regionali Fnps – di circa 600 euro al mese a testa.
“E’ necessario l’impegno di tutti – ha ribadito in sede di presentazione del progetto Salvatore De Vito – affinchè tutti e 13 i ragazzi possano conseguire questo obiettivo”. “Non sarà l’unica iniziativa di questo tipo – ha incalzato il sindaco Giuseppe Galasso – e sul piano umano il risultato sarà notevolissimo. Perché non si è circoscritti in un mabito di recupero, ma è una sfida che si gioca nella cosietà civile”. Infine il messaggio accorato dell’assessore Mirella Giova: “La rete è fondamentale. E’ indispensabile un lavoro a 360 gradi, come tutti noi stiamo facendo, come pure un’integrazione tra le istituzioni, il sanitario e il sociale. Tuttavia manca ancora un pezzo, che è quello fondamentale: mancano le famiglie che non sono sedute a questo tavolo”. Per Giova sono loro la chiave di tutto. Il campanello d’allarme e il principale attore sociale che non deve avere paura di parlare e di agire. Perché è “con il livello di attenzione che si abbatte la discriminazione”. (di Antonietta Miceli)

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