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Per questo non ha difficoltà ad addentrarsi in una analisi lucida del Popolo della Libertà che in Irpinia è stato ed è tuttora protagonista di lotte intestine e bersaglio di polemiche che spaziano dal coordinamento provinciale al mancato radicamento sul territorio, dal ritardo nella definizione degli organismi provinciali all’approccio alle prossime elezioni regionali.
Dott. Passariello, come mai questo passaggio dall’imprenditoria alla politica?
“Ho trovato necessario dare un contributo, in termini di capacità, al miglioramento della condizione sociale di Avellino e provincia. Ecco perché ho scelto il Pdl. Ritengo che molte persone che hanno titolo a vivere le questioni politiche in provincia si tengano da parte perché il livello dello scontro sociale è molto forte. L’attivismo nella fila del Pdl è stato una grande conquista. C’erano persone che avrebbero meritato la candidatura nel mio stesso collegio. Ma con il risultato ottenuto (secondo non eletto con 1818 preferenze, ndr) ho onorato la mia candidatura e tranquillizzato gli scettici. Proprio rispetto ai miei tanti sostenitori mi sarei aspettato dai vertici del Pdl un gesto di riconoscenza per concedermi più che altro agibilità politica e dare risposte al mio elettorato. Oggi, invece, il mio nome non risulta neanche tra quelli del coordinamento provinciale, anche se rispetto pienamente le decisioni assunte dai vertici che hanno ritenuto che altre persone possano rappresentare meglio il territorio. Il risultato di queste scelte, drogate dalle prossime elezioni regionali, sarà sotto i riflettori quando il coordinamento provinciale entrerà nel pieno delle proprie funzioni. Solo allora sarà possibile esprimere un giudizio compiuto sull’operato di chi ha contribuito, con molte difficoltà, a comporre il coordinamento”.
In quanto membro del Circolo Noi Riformatori Azzurri, sposa la linea intrapresa dal presidente Sorece?
“Non condivido la sua posizione. Sorece sostiene che nella scelta del coordinatore cittadino debbano essere presi in considerazione, prima di tutti, quelli che ci hanno ‘messo la faccia’, ovvero i consiglieri comunali del Pdl. Questa affermazione manca di coerenza in quanto lui stesso in qualità di presidente provinciale dei Riformatori Azzurri, nel momento in cui doveva indicare un nominativo da inserire nel coordinamento provinciale, non ha indicato certamente chi, come me, ci ha messo la faccia ed era tra l’altro proprio un candidato espressione del circolo”.
Da imprenditore irpino, come ha accolto la scelta della Provincia relativa alla nascita di una società pubblica per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti?
“È compito di un’amministrazione seria dare le migliori risposte possibili al cittadino, sia in termini di servizio che di costi. Non discuto la scelta politica dell’amministrazione provinciale ma in quanto imprenditore privato non posso che rimarcare il senso sbagliato che si è voluto dare a questa decisione, dove qualcuno ha additato il settore privato come sinonimo di mafia, delinquenza ecc.
Se così fosse dovremmo statalizzare tutti i servizi rispolverando la vecchia cultura comunista”.
Numerose sono state le critiche al Pdl, accusato di poco radicamento sul territorio. E molti ne hanno attribuito le responsabilità ai vertici del coordinamento provinciale. Lei come la pensa?
“Il Pdl è stato costituito nel marzo 2009 ed ha fuso tante realtà e idee politiche. Le difficoltà ci sono sempre ed è ovvio che in questo clima ci saremmo aspettati da parte dei nostri politici locali una presa di posizione più forte per dare risposte immediate a tutti coloro che hanno contribuito a far vincere il centrodestra in Provincia. Tutto questo non c’è stato perché incombono le elezioni regionali che mettono una cappa sulle scelte politiche di indirizzo del Pdl in Irpinia. E la causa di tutti i mali è che il Pdl è debole perché non ha un leader, garante delle regole, a cui tutti dovrebbero far riferimento. Si tira a campare, si vive alla giornata, senza programmazione e senza coinvolgimento”.
E non ritiene che questa situazione possa costituire una pregiudiziale in vista delle elezioni regionali?
“Altro che! Questo tipo di atteggiamento è un suicidio politico. Non si può pensare ad un coordinamento provinciale funzionale alle regionali. Non sono certo i proclami di qualcuno che daranno la vittoria al Pdl in Irpinia. È la politica attiva sul territorio a dare risposte concrete a tutte le istanze e alle varie fasce sociali. A due mesi dalle elezioni si assiste ancora ad una lotta intestina per chi deve candidarsi. Come se la candidatura fosse un risultato politico compiuto”.
Proprio a proposito delle elezioni a Palazzo Santa Lucia, come la pensa su una possibile alleanza con l’Udc?
“In Campania c’è una grande pregiudiziale che si chiama Ciriaco De Mita che, come già ha avuto modo di dimostrare con la Provincia di Avellino, è persona molto abile nel trattare con gli altri partiti. Credo che l’Udc, come ha fatto finora, scoprirà le sue carte solo nell’ultimo giorno utile. Sta ai vertici del Pdl regionale far sì che venga dato il giusto peso all’alleanza in considerazione del contributo che ognuno è in grado di portare per le elezioni regionali”.
Per quanto riguarda la scelta delle candidature come si sta muovendo il Pdl?
“Sono un grande punto interrogativo. Le formazioni che scenderanno in campo si stanno attrezzando per far eleggere almeno un consigliere. E in questo contesto prevedo una frammentazione della rappresentanza politica irpina. Ma quando si va in ordine sparso ci si scioglie come neve al sole. Nel Pdl non si sta lavorando per ottenere il massimo risultato possibile ma il minimo risultato che garantisce uno o al massimo due consiglieri. In questo contesto è in bilico anche la posizione degli uscenti in quanto il coordinamento provinciale altro non è che lo specchio di quelli che saranno i futuri equilibri. Ma per una sfida del genere, nell’interesse dell’Irpinia, occorre una rappresentanza politica forte. Altrimenti il ‘napolicentrismo’ continuerà ad essere un alibi comodo a giustificare carenze tutte interne alla nostra rappresentanza politica a Palazzo Santa Lucia. L’Irpinia si deve attrezzare altrimenti anche in questo caso si tira a campare”.