PDCI – Ex Ipai: “Lasciate la struttura nelle mani degli irpini”

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“La primavera da’ i suoi primi segni. Compare una prima foglia tra le gemme dei noccioli, già verdi. Dentro i laboratori deserti, all’ex IPAI, puoi sentire il brulichio di giovani vite nelle uova di ragno deposte per l’inverno. Promettono nuove ragnatele da ricamare sui muri, sugli attrezzi lasciati all’incuria impunita”. Ironica la metafora utilizzata dai membri della Federazione irpina del PDCI per delineare il proprio punto di vista sulla situazione in cui versa in Centro Oncologico pediatrico di Mercogliano. In particolare il responsabile Sanità della Federazione irpina, Giovanni Pagano, afferma: “Dall’incontro del Direttore Generale del Pascale con la Presidente della Provincia, si prevedeva l’apertura dell’ex IPAI a metà giugno, l’attuale silenzio sullo stato dell’arte risulta davvero più totale rispetto al silenzio delle mura deserte del Centro di Ricerca. Eppure, la lunga attesa di un finanziamento per l’apertura del Centro sembrava terminata con il faticoso stanziamento di 10 milioni di euro, approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale il 20 dicembre 2005. Allora occorre porre alcune domande stringenti per chiarire chi è responsabile dei rinvii a tempo indeterminato; della “oscillazione” delle finalità del Centro di Ricerca, con l’esclusione di temi che potessero toccare confraternite professionali o istituzionali. Lo stesso originale acronimo “CROP” è stato negato, perchè dalla dizione “Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica” doveva scomparire il termine “pediatrico” per non irritare le baronie della Pediatria. Altrettanto appare ignorata, o dimenticata, la definizione che istituiva “un Centro Regionale, utilizzando anche la struttura già finanziata ed attrezzata di Mercogliano per le Patologie Rare e le Malattie Genetiche che, in stretta collaborazione con l’Osservatorio Epidemiologico Regionale, coordini le attività dei servizi assistenziali regionali e promuova iniziative per migliorare l’informazione della popolazione, la formazione degli operatori sanitari, nonché la prevenzione, la diagnosi ed il trattamento dei pazienti affetti da queste patologie”. In questo caso, sembra che a risentirsi siano stati i genetisti, non consultati o “lucidati” a sufficienza. Alla fine del periglioso itinerario, risulta che l’ultimo acronimo ammesso sia “CRO”, Centro di Ricerche Oncologiche, “permesso” alla Fondazione Pascale, che qualcosa in Oncologia dovrà pure saper fare… Su questo, purtroppo, si scontra la finalità primaria del benefattore, che nel suo lascito aveva esplicitamente ancorato le finalità del Centro al vincolo di destinazione per l’infanzia. Lo scenario attuale consiste dunque in uno stallo, costituito da una “nuova” missione puramente oncologica la cui estensione è stata affidata ad un ristretto gruppo di pensatori del Pascale. Questa missione soltanto oncologica viene posta in discussione da politici irpini che non hanno dimenticato i vincoli e le finalità scelti dalla donazione Malzoni: anche se questi vincoli si scontrano con il su citato “non expedit” della confraternita dei pediatri… Di qui lo stallo della partita, da cui non si vede come uscire, a lasciar fare ai “signori delle decisioni”, o delle non-decisioni. Dieci milioni di euro, seppure ripartiti in tre anni, la Regione Campania li ha stanziati: questo è un fatto. A qualcuno questi soldi potranno sembrar pochi, e forse questo è vero. Tuttavia, è anche vero che molte imprese, anche di grande memoria storica, non sono iniziate con un adeguato impegno di risorse. Sta anche di fatto che i ricercatori nè agiscono per lucro nè si siedono sulle carenze in cui versano. Esistono numerosi strumenti per reperire fondi per la ricerca: con cui ingaggiare personale, acquistare attrezzature e quant’altro necessario per la ricerca. Gli stessi dilemmi: oncologia, pediatria, genetica sono evidentemente superabili alla luce dei progetti preesistenti e recenti”. Una lungo excursus per concludere: “Lasciateci fare, noi irpini di nascita o di adozione. L’esperienza e i contatti non ci mancano. Ben vengano specialisti e rapporti con istituzioni regionali, nazionali e internazionali: ma non sudditanza e veti incrociati. Questa volta non ci dobbiamo accontentare di altre perline colorate”.

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