Pd Valle Ufita: “Superare faide interne per creare l’alternativa”

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Dal coordinamento del Partito Democratico Valle Ufita rappresentato da Giovanni Villani e Pasqualino Molinario, riceviamo e pubblichiamo:
“Nell’ultima assemblea del PD, si è veramente misurato tutto lo scarto tra la realtà della nostra provincia ed il dibattito politico all’interno del partito. Rimbombava nella sala tutto il vecchio caro, indimenticabile dibattito se il centro-sinistra debba avere o no il trattino, oppure se dobbiamo costruire la socialdemocrazia modello 800 oppure avviarci verso quello del terzo millennio mentre i problemi ci attanagliano sono molto gravi e radicali. Riguardano il modo di essere della società italiana, i suoi compromessi sociali, l’interrogativo se – fino a che punto – resteremo padroni del nostro stato rispetto a non si sa quale nuovo super-potere mondiale oggi ancora senza nome. In Irpinia stiamo assistendo allo smantellamento sistematico di una comunità, sostenuto da una sottile e pericolosa corrispondenza che prefigura uno scenario triste per il nostro territorio: si chiudono fabbriche (Irisbus), scuole, tribunali, ospedali per far posto a discariche, centrali termoelettriche e caotiche installazioni di pale eoliche. Allora: è davvero chiaro ciò che sta accadendo? Colpisce la inconsapevolezza della realtà, la pochezza delle idee e la mancanza di nuove prospettive. Siamo molto lontani dagli interventi ascoltati in assemblea, ma anche da ogni illusione secondo cui i problemi che ci sfidano possono ridursi al problema: Casini o Vendola – Vittoria o Fierro? Il nostro problema è certamente quello di spingere il PD a stare al centro delle questioni, a saper costruire risposte ai problemi dei nostri territori, non possiamo essere spettatori passivi di questo fosco tramonto irpino. Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente molto più delle nostre capacità e delle nostre presunzioni. Bisogna riflettere su tutto quanto, analizzando dati e problemi in modo da rispondere ai principi di trasparenza e completezza della verifica democratica se vogliamo dare un senso a quell’assemblea. Il partito deve essere un corpo vivo, deve reagire, essere in relazione con chi si vuole rappresentare, lo deve essere con la realtà, proprio per questo il bisogno di cambiare oggi è più forte .Un modello organizzativo corrisponde innanzitutto, a scelte di carattere politico e culturale che ne determinano le caratteristiche peculiari. Si deve costruire un rapporto molto stretto fra ciò che si prefigge, o ci si è prefisso, in un determinato momento storico e l’insieme delle scelte culturali e organizzative che si assumono. Ai nuovi dirigenti spetta valorizzare l’unità, i pluralismi, le competenze, il rinnovamento necessario, essere tra la gente e sui territori. Saper gestire l’esito di un processo democratico è una prova di responsabilità vera! Il partito democratico non solo come insediamento sociale, ma luogo di sintesi della società, organizzato attorno a un’idea del bene comune, di cui la giustizia sociale è parte essenziale. Ci dobbiamo rendere conto che emergono dalla società civile spinte di solidarietà umana che riflettono un aumento della capacità e volontà delle persone di riprendere il controllo della propria vita per intraprendere un nuovo cammino ( vedi raccolta firma referendum ecc..). Allora abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità enorme, sono in gioco le stesse ragioni d’essere del PD. Bisogna che tutti capiscano che il Partito Democratico non è più la somma delle vecchie faide e dei vecchi partiti ma che sta facendo emergere l’idea di una forza nuova in quanto più aperta, più tollerante ed inclusiva. Ma soprattutto dobbiamo ridefinire il senso di una nuova militanza politica. Superare vecchi metodi e vecchi schemi, non parlare più nella vecchia lingua- il politichese- come si è sentito nell’assemblea, che ormai è diventata una lingua morta. Un partito capace di stare avanti e guidare i processi , anticipare i problemi complessi della nostra realtà”.

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