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La geografia politica del Pd irpino appare chiaramente frammentata e pone il partito di fronte ad un baratro pericoloso. La fase di gestazione sembra interminabile e tutto ciò che si crea sembra inesorabilmente distruggersi.
Il capro espiatorio – atto dovuto – è stato, all’epilogo degli eventi, il segretario provinciale Franco Vittoria che ha rassegnato le proprie dimissioni mostrando, nel corso della direzione, le luci ma soprattutto le ombre di quanto registrato nel corso della sua gestione. Ora, per il Partito Democratico, si apre una nuova fase. Lo scenario ancora non è chiaro: si attendono precise definizioni.
Sulla debacle registrata nel Pd è intervenuta l’esponente della direzione regionale Rosa D’Amelio.
Gli ultimi eventi restituiscono l’immagine di una fragilità congenita del Partito Democratico. Qual è la sua analisi sugli ultimi episodi, a partire dalle dimissioni di Franco Vittoria.
“Le dimissioni sono da collocare in una riflessione che riguarda l’intero organismo dirigente in seguito alla sconfitta elettorale. Tutto rientra nella logica dei partiti, sono un atto dovuto ma le responsabilità non vanno ricondotte solo a Vittoria. Piuttosto sono collegiali. Il segretario ha fatto solo il suo lavoro. In questo scenario noi siamo stati coerenti. Il vice segretario Gerardo Adiglietti e Pasquale Gallicchio hanno subito rassegnato le dimissioni perché un gruppo dirigente serio agisce in questo modo. È la direzione, poi, a dover decidere e valutare. Tutto partendo da una definita ripartizione di ruoli e funzioni chiare”.
A suo avviso, quali sarebbero le maggiori responsabilità della dirigenza?
“Troppa approssimazione rispetto all’appuntamento elettorale, il tesseramento, la conduzione degli organismi dirigenti ed una gestione improvvisata degli assetti dell’Asi”.
Procediamo per gradi. La sconfitta elettorale…
“Molti di noi, io per prima, avevamo già detto di comporre liste caratterizzate da un forte consolidamento nei territori. Sarebbero dovuti scendere in campo sindaci, amministratori e dirigenti. L’accordo Pdl-Udc avrebbe dovuto fornire la chiara lettura della sfida difficilissima che ci attendeva. La situazione, invece, è stata sottovalutata e non è stata considerata così drammatica come si è rivelata a cose concluse. E questo non solo per quanto riguarda la Provincia.
Anche al Comune di Avellino è stato positivo il risultato del ballottaggio ma, guardando il dato complessivo, abbiamo perso al primo turno”.
Sul tesseramento…
“Siamo l’unica provincia, non solo in Campania ma in tutta Italia, che fino all’altro giorno non aveva aperto la fase di tesseramento. Ora siamo costretti a correre ai ripari in 15 giorni. Solo sabato la direzione ha nominato il Comitato di garanzia. Questo ritardo è controproducente, senza contare l’immagine sbagliata che abbiamo fornito all’esterno. Siamo passati come incapaci di gestire il tesseramento o addirittura abbiamo fatto pensare di non volerlo fare. Questa è una responsabilità che noi abbiamo denunciato da tempo”.
Sugli organismi dirigenti…
“Siamo un partito giovane, ci apprestiamo al primo vero congresso. Con questi presupposti corre l’obbligo di creare punti di riferimento in tutti i comuni (circoli, sezioni…). Organismi che si muovano in stretta sinergia con gli amministratori locali”.
Questione Asi, in cosa ha sbagliato il Pd?
“C’è stata una gestione improvvisata degli assetti. Gli apparati degli enti vanno decisi dagli amministratori che orbitano all’interno degli enti stessi. Al partito spetta solo il compito di fare sintesi. Invece questa impostazione non è stata chiara. Ci sono quattro sindaci che in autonomia hanno fatto delle scelte. Non si possono per questo mettere fuori dal partito perché gli amministratori hanno innanzitutto l’obbligo di rispondere ai propri territori di riferimento”.
A livello regionale il presidente Bassolino ha dato vita alla cosiddetta Fondazione Sudd aprendo anche all’Udc. Favorevole o contraria?
“La Fondazione non è il partito. Guai a confondere certe scelte con la linea politica del partito. Io personalmente non ho aderito. Certo come organismo può dare il suo contributo ma alla fine è sempre il partito che deve assumere decisioni.
Le scelte delle alleanze non le fa certo il Pd di Avellino ma tutto è funzionale alla linea stabilita nel congresso nazionale e regionale.
Personalmente reputo difficile un accordo con l’Udc che in 3 province su 5 si è alleato con il centrodestra. Resta il fatto che la strategia politica va decisa nel congresso nazionale e nessun’altra sede è deputata a farlo”. (m.d.p.)