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Pd – ‘Territori’ fuori esecutivo? Repole: Nessuna proposta concreta

Avellino – Tante buone intenzioni ma poca coerenza nell’applicazione. Il Partito Democratico si riunirà domani e stando alle premesse l’ascia di guerra ancora non è stata sotterrata. A dispetto dei tanti slogan e di propositi di pace, quelli che a suo tempo Francesco Todisco definì “rapporti di forza consolidati” potrebbero avere la meglio anche per quanto riguarda la nomina dell’esecutivo che affiancherà il neo segretario Caterina Lengua.
Insomma, la legge dei numeri in linea di massima dovrebbe prevalere – almeno in alcuni casi – ma non c’è concetto di unità che regga se ad un fantomatico equilibrio viene piuttosto contrapposta la regola della ‘conta’.
Concetto che ‘danneggia’ in particolar modo la ‘minoranza’, o meglio l’anima bersaniana di Territori e Nuove Generazioni che, a dispetto dei tanti propositi da parte dei ‘coinquilini’ di via Tagliamento, non sembra tuttavia essere stata chiamata in causa per fornire il proprio apporto in termini di idee. “Il momento è delicato – ha spiegato Rosanna Repole – e nessuno può esimersi dall’assumersi le proprie responsabilità. A quanto mi risulta, però, nessuna proposta concreta ci è stata avanzata per entrare a far parte dell’esecutivo. Altrimenti non ci saremmo certamente tirati indietro”.
Insomma, le ‘manifestazioni di buona volontà’ che hanno riempito pagine di giornali – nella speranza, probabilmente, di invertire la tendenza legata all’immagine di un Pd bisbetico e litigioso -, sono rimaste carta straccia rispetto alla realtà che non restituisce una proposta concreta basata sul dialogo e su un confronto paritetico. Insomma, sul e ‘nel’ Partito Democratico irpino, dopo le ultime nomine, è calato un silenzio fatto prevalentemente di immobilismo o di strategie relative solo ed esclusivamente ad una parte del grande partito ‘in cerca d’autore’. Al bando il vecchio detto che l’unione fa la forza, basta probabilmente una maggioranza, in alcuni casi risicata, e il gioco può dirsi fatto. Si va avanti. O forse si arranca.
E se di divergenze si parla – tanto per cambiare – per quanto riguarda l’esecutivo, lo stesso trend si registra sulle Primarie, tra pro e contro che alimentano un dibattito, almeno apparentemente, solo mediatico. Perché di confronti ‘allargati’, almeno finora, non si è sentito parlare.
A proposito delle Primarie Rosanna Repole non ha dubbi, occorre evitare di parlare di votificio. “Credo nello strumento – ha affermato – ma in questo caso non rappresentano certo un dispositivo valido. A maggior ragione in un periodo di transizione come questo in cui, con le regionali alle porte, nulla è stato ancora definito per quanto riguarda le alleanze. I nomi, seppur fondamentali, vanno valutati in un secondo momento. Costituiscono una tappa propedeutica alla presentazione di un programma da sottoporre all’attenzione degli alleati e degli elettori. Un partito senza progetti è un partito senza idee. Per questo ritengo che invece di parlare di nomi, che comunque è legittimo, sia necessario prima concentrarsi su un progetto politico che possa concorrere ad affrontare le emergenze a cui il territorio ci chiama”.

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