Pd – Mozione Bersani: è strappo tra Adiglietti e Fierro

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Avellino – Pioveranno petali di rose… non sotto il balcone di una promessa sposa ma dalle schede elettorali delle primarie del Partito Democratico. E’ questo il modo a dir poco originale escogitato da Gerardo Adiglietti per sottolineare il peso elettorale della sua ‘parte’ all’interno dell’area Bersani. E’ cronaca politica delle ultime ore la rottura consumatasi tra l’ex vice segretario del Pd e Lucio Fierro coordinatore provinciale della mozione. Ed oggi lo strappo si è materializzato in senso alla conferenza stampa di presentazione delle liste, nazionale e regionale, alle Primarie: presenti in sala quasi tutti i candidati e in particolare Rosetta D’Amelio, capolista del gruppo nazionale e Francesco Todisco, in testa a quello regionale. Ad introdurre la discussione è stato Fierro che ha precisato lo sforzo della sua corrente per arrivare ad un congresso più agile, meno farraginoso volto a modificare l’identità del partito, coinvolgendo tutto il popolo del Pd. “Il valore democratico delle Primarie – ha precisato Fierro – è fondamentale quando si tratta di scegliere le rappresentanze istituzionali. Diversa è la composizione degli organismi dirigenti. In un congresso normale Bersani, con il 55% dei consensi, sarebbe già segretario nazionale”. Eppure Fierro è certo che il risultato del 25 ottobre sarà la fotografia di quello dei congressi dei circoli: “Un esito diverso sarebbe una contraddizione incolmabile tra il partito e la sua gente. Per questo considero irresponsabile da parte di Franceschini, il non essersi ritirato dalla corsa”. Il Pd irpino deve cambiare radicalmente rotta per Fierro: “C’è bisogno di una sintesi politica vera per affrontare le grandi questioni come la crisi dell’apparato industriale che rischia di riportare la nostra provincia 40 anni indietro. Per fare questo ci vogliono organismi dirigenti stabili e forti, non espressioni di una passeggera stagione elettorale. Il numero uno dei bersaniani irpini non si sottrae alle polemiche con Adiglietti e chiarisce: “La composizione delle liste è stata lineare: abbiamo seguito i criteri di territorialità, di generazione e di competenze individuali. Se divisione c’è stata non ha riguardato le liste, ma l’opportunità o meno di partecipare alle primarie e cosa fare in attesa della risposta al nostro ricorso. Non ho provato a ricucire lo strappo perché credo che i chiarimenti debbano nascere dalle responsabilità di tutti. Mirella Giova mi ha detto che questo mio modo di fare l’ha esclusa. Mi dolgo di questa critica, ma solo di questa. Ora dobbiamo andare avanti e far votare più persone possibili per Bersani”. A smorzare la diatriba ci prova Francesco Todisco: “Non dobbiamo viziare il dibattito per le primarie con polemiche sui nomi, ma riportare al centro i nostri temi per un rinnovamento reale”. Ma a buttare altra benzina sul fuoco ci pensa Rosetta D’Amelio: “Ho scelto di scendere in campo a viso aperto. Saranno i cittadini a decidere se io sono idonea o meno per gli organismi dirigenti del partito. La nostra è una delle poche liste campane ad avere una donna come numero uno e che abbraccia tutto il mondo sindacale: abbiamo anche una ragazza della Uil tra di noi, a riprova del fatto che a sostenere Bersani non c’è solo la Cgil. Noi rappresentiamo quel partito pragmatico e fermo che serve a contrastare Berlusconi. Povero Franceschini – conclude la D’Amelio – che si illude di poter stravolgere il voto dei circoli. Saranno proprio i nostri sostenitori a portare a votare i simpatizzanti. Sarà un successo per noi oltre ogni aspettativa”.

E arriva il momento di Gerardo Adiglietti che comincia con un ironico “Cara Rosetta… – e continua – io ho messo la mia faccia alle primarie per la candidatura a presidente della Provincia quando di fronte a me c’era un carrarmato pronto a distruggermi e non accetto patenti di anzianità di militanza nel partito…anche perché io c’ero da molto prima di tanti arrivati poi”. E’ irrefrenabile l’ex segretario Ds: “Non permetto a nessuno di insinuare che la mia critica nasce da una non candidatura. E’ ovvio che la nostra lista è la migliore. Io contesto l’arroganza di chi continua a far credere che in questo partito esiste solo una parte e che stronca il dissenso. Non ho mai chiesto di non partecipare alle primarie, ma di convocare una pubblica assemblea in cui chiarire che il nostro abbandono del congresso cittadino e il successivo ricorso erano stati tentativi di ristabilire regole violate”. Anche per Adiglietti l’obiettivo centrale adesso è far vincere la mozione Bersani ma a modo suo: “Noi metteremo petali di rosa nelle nostre schede per distinguerci dagli altri sostenitori del documento e il 26 ottobre, partendo dai nostri numeri, tireremo le conclusioni”.
Come finirà lo si vedrà quindi all’indomani delle Primarie, quando forse si aprirà una nuova conta tutta interna ai bersaniani irpini. (di Rossella Fierro)

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