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A confronto con i giovani irpini la Capacchione ha ripercorso gli slanci acerbi dei suoi venti anni scanditi da un bagaglio di esperienze e vissuti che non le hanno mai fatto perdere di vista valori sempre sentiti e maturati nel tempo.
“Un sogno è un obiettivo, non sempre un’utopia. Voi credete nelle cose in cui credevo io. E non ho mai smesso di crederci. La mia battaglia non è questione di coraggio ma di coerenza verso quei punti fermi su cui non puoi mediare per una questione di rispetto verso te stessa”.
Non una semplice guerra all’assenza di legalità – seppure il termine appare improprio perché troppo generico – ma una battaglia di libertà. Soprattutto nell’informazione. La verità, scomoda o meno, su tutto e prima di tutto.
Un bagaglio culturale e di esperienze che, probabilmente, può rivelarsi utile alla ‘causa’. Per questo Rosaria Capacchione ha deciso di tralasciare, ma solo temporaneamente, la sua passione per il giornalismo per una sfida politica che al momento (lo ha lei stessa sottolineato), ha la priorità.
“L’Unione Europea si sta trasformando. La sua politica non sarà più solo di indirizzo. L’Europa da entità economica diventerà entità politica, una federazione di Stati effettiva. Ma questo avverrà dopo un processo lungo. Questa probabilmente sarà l’ultima volta in cui voteremo con la preferenza eppure sono assolutamente contro l’opposto sistema. I cittadini hanno il diritto di scegliere i propri candidati”.
Non solo progetti ma idee concrete per trasferire dall’Italia a Strasburgo le regole di una democrazia trasparente nell’operare e incisiva nel disciplinare. Vari gli incipit, da una politica di sicurezza comune ad una forza di polizia comune senza tralasciare una proposta di finalizzazione vincolante dei fondi (“Così i fondi per l’Abruzzo e quelli per pagare le quote latte degli allevatori del Nord non verranno sottratti al Mezzogiorno. Se un affronto del genere l’avesse subito Bossì allora sarebbe stata secessione assicurata”).
A chi l’accusa di essere una partigiana, Capacchione risponde senza remore: “E’ vero, io sono una partigiana. Posso parlare con chiunque, sia esso di destra o di sinistra, purchè condivida l’esistenza di un problema. Ma non voglio avere nulla a che fare con chi ha contatti con la camorra, con chi estorce denaro o fa voti di scambio”. Diretta, decisa e senza peli sulla lingua la candidata alle europee condanna “… quel sistema scientificamente organizzato – che sussiste anche in Irpinia – che sta un passo indietro o addirittura dentro la politica e investe più dello Stato”.
Il segretario Vittoria ha rilanciato, ottenendo l’impegno da parte della Capacchione, sulla necessità di adottare al più presto il “Protocollo di legalità sugli appalti pubblici” insieme all’Osservatorio sulle illegalità”.
Molteplici gli incipit offerti dai giovani organizzatori: “Ho deciso di studiare Giurisprudenza quando ho visto in Tv le immagini della morte di Falcone e soprattutto quando ne ho analizzato le reazioni. Sono rimasta scossa e ancora oggi mi chiedo se la nostra Irpinia sia in grado di reagire in maniera forte ad uno stato di illegalità diffusa”.
Ed ancora: “Gare d’appalto truccate. 11 richieste giunte via fax nel mio comune da società diverse ma con lo stesso numero di mittente”.
“Infiltrazioni anche nella politica e nell’editoria”.
Occhi non ancora maturi, parlando dal punto di vista del bagaglio di esperienze, ma attenti e critici il cui acume ha permesso spunti di approfondimento e un livello di conoscenza che ha mostrato il volto dell’Irpinia giovane ma realista e disincantata. (m.d.p.)
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