Pd – Finisce la segreteria Vittoria: “Vittima delle ombre”

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Avellino – Colpo su colpo si è giunti all’ultimo atto della segreteria di Franco Vittoria. Dimissioni indotte, con tanto di documenti alla mano e una lettera firmata dal presidente del partito e dai dirigenti del Pd. 21 firme – contro 18 astenuti – sono bastate per destituire il segretario provinciale dei democratici ed avviare così l’ennesima nuova stagione. I propositi sono sempre gli stessi: ascoltarsi, dialogare apertamente, mai guardare a ciò che è stato. Ma chissà perché ogni volta che si intavola un discorso, si punta sempre il dito contro il passato e su un colpevole che compia un sacrificio per tutti. È il caso di Franco Vittoria che durante la direzione provinciale del Pd ha ripercorso le tappe e le motivazioni che lo hanno condotto a lasciare l’incarico.
“Volevo che questo partito uscisse dalle sabbie mobili superando ogni dissidio interno. Ma mi sono reso conto di una cosa: non si trattava di contrasti tra tanti, ma verso il singolo. Io ho le mie responsabilità. Il 7 giugno è stato messo in atto un processo alla persona, piuttosto che riflettere su cosa non è andato”. Parole ascoltate dalla platea con attenzione che ha potuto, a distanza di una settimana dall’ultima direzione, capire la decisione di Vittoria. “Un gruppo politico si può dividere per idee, obiettivi, progetti, ma non per la metafisica. Quando si arriva ad avere due documenti che chiedono l’azzeramento del direttivo e quello della segreteria non siamo più di fronte a fatti di politica, ma di antipolitica. Mi sono trovato da solo a difendere la nostra candidata alla Provincia dopo la sonante sconfitta. Eravamo in pochi a sostenere Alberta De Simone, alla fine chi non credeva in lei è andato avanti. Come segretario ho pagato lo scotto di stare al suo fianco, ma i comportamenti politici, soprattutto quando si ha la mia onestà intellettuale, non si modificano dopo una sconfitta. Questi due documenti sono la prova che in questo partito è venuta meno la lealtà mentale. Stiamo offrendo uno spettacolo indecoroso agli occhi della nostra gente”.
Come accade nella migliore tradizione politica, quando si è oggetto di discussione non è mai per caso. Teatro di scontro in questi giorni è stato il CdA dell’Asi. “Quando mi è stato fatto il nome di Vanni Chieffo sono andato avanti perché non potevo cannibalizzare il partito. Quando 4 sindaci che si dichiarano mezzi del Pd e mezzi di altra natura entrano nel Consiglio di Amministrazione dell’Asi e Franco Cioffi mi viene a parlare di ‘autorevoli esponenti del Pd’… allora siamo caduti nella più totale ambiguità. Ognuno si è mosso secondo le proprie ambizioni, dalle mie stanze non sono mai uscite promesse. Io sono stato sempre per il rigore politico”. Passaggio anche sulle alleanze amministrative e soprattutto sull’Udc. “La riproposizione di De Mita non era altro che il ritorno ad un sistema politico antico. Stiamo parlando dell’uomo che ha posto fine all’amministrazione provinciale di Alberta De Simone, poi si è aperta la logica degli enti: Ato, Alto Calore, Comunità Montane dove, fortunatamente, abbiamo ancora rappresentanza. La mia idea di partito era quella di una entità non subdola. Nessuno ha compreso che il Pd è cambiato geneticamente. Non esistono più Margherita e Ds e il più grave errore commesso è stato quello di non aver parlato da subito con un linguaggio nuovo”. Infine, un varco sul proprio futuro: “Sarò un militante semplice di questo partito. Auspico che da oggi in poi tutti sappiano guardare analiticamente cosa sta accadendo a questo Pd. Il nostro è un partito fatto di tempi e di silenzi. C’è necessità di unità. Me ne vado con la speranza che sia un atto utile al risollevamento di questo partito. Sono stato il capro espiatorio di un malessere prodotto dalle ambizioni di qualcuno. Resto gratuitamente in questo partito, non ho mai chiesto e mai chiederò nulla in cambio, ancor meno una candidatura alle regionali. Ho sempre agito nel rispetto di tutti, ma non tollero le ombre e le maschere che fanno parte del Partito Democratico di Avellino. Le mie dimissioni giungano come testamento. Non torno indietro sulle mie decisioni. Abbandono il campo per una riflessione”. Un applauso ha accompagnato Vittoria all’uscita. Come la fine di uno spettacolo teatrale, l’ormai ex segretario provinciale del Pd ha abbandonato la scena lasciando i presenti tra lo stupore e il distacco. I lavori sono poi continuati con gli interventi di dirigenti ed iscritti. In via Tagliamento si è consumato un vero e proprio giallo. A terra c’è un cadavere e tanti indiziati. Sarà compito del reggente Enzo De Luca scoprire il colpevole di un ‘dramma’ annunciato. (di Marianna Marrazzo)

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