![]()
Questa mattina, presso la sede provinciale del Pd ad Avellino, è stata presentata la candidatura di Famiglietti per l’importante appuntamento del prossimo 12 dicembre, ‘evento’ unico tra le segreterie del Pd campano, designazione frutto di una sollecitazione che è arrivata da una parte del partito, l’intera area Bersani, e che potrebbe trovare anche le convergenze di tutte le minoranze del Pd. Ma sul punto, nulla è stato deciso ed in queste ore se ne discute.
E’ toccato a Lucio Fierro, presente in sala con Famiglietti, Rosanna Repole, Rodolfo Salzarulo, Valentina Paris e Francesco Todisco, descrivere in che maniera si è arrivati a questo passaggio delicato per il partito in Irpinia, già lacerato da un lunga fase congressuale e proiettato necessariamente alle regionali. Ma si procede a ritmi serrati: dopo il tesseramento, le assemblee di circolo, poi le Primarie, quindi di nuovo la parola agli iscritti per eleggere i 100 delegati al Congresso fino alle Primarie per scegliere quale sarà il candidato alle regionali. “Solamente ed inspiegabilmente in provincia di Avellino si farà questa coda congressuale – spiega Fierro in apertura – Abbiamo già fatto il passaggio della fase degli iscritti dove è risultato vincitore Bersani ma hanno detto che non era sufficiente, quindi, ci è stato richiesto di fare le Primarie. Abbiamo svolto le Primarie e gli elettori hanno chiesto una svolta riducendo la mozione maggioritaria al 40 per cento: non capisco perché tanto accanimento a non cogliere questa distonia. Si parla di me come di un fazioso, si dice che abbiamo bisogno di un partito unitario. Allora perché coloro che sono stati chiamati ad eleggere il segretario nazionale e quello regionale non sono stati messi nelle condizioni di eleggere anche il direttivo provinciale? Abbiamo provato a trovare una soluzione di transizione per mettere il Pd provinciale in condizione di affrontare le regionali, con una presenza che traghettasse il partito fino alle elezioni, proseguendo con la reggenza De Luca e con un organismo che garantisse tutte le sensibilità. Ma così non è stato. Deduco allora che i miei margini di libertà personale sono più ampi di quelli di De Luca. Allora ci siamo seduti intorno ad un tavolo per trovare una soluzione unitaria ma i franceschiniani hanno messo sul piatto delle precondizioni. Di qui la mia richiesta di optare per un nome che non fosse ‘sospettabile’, per un nome che rappresentasse l’unità. Anche su questo, non si sono pronunciati”.
Ecco come nasce la candidatura di Famiglietti. “Io non ho detto che il segretario provinciale deve essere un ‘ex’ Ds – precisa Fierro – deve essere di qualità e deve essere in grado di unire il partito. Famiglietti, personalità di matrice cattolica democratica, è amministratore capace, dirigente moderato e giovane di cultura nuova. Il fatto che l’intera area Bersani, pure con liste separate, trovi una intesa su Famiglietti è un elemento di straordinaria importanza”.
Fierro, che pure ha sostenuto il neo segretario regionale, non fa fatica ad esprimere qualche perplessità: “Il congresso provinciale si farà ma ripeto che non serve, così come reputo anche sbagliata la scelta di Amendola di non decidere sul rinvio di tutti i congressi in Campania. Ad oggi nessuno ha capito perché si andrà al voto. I sostenitori di De Luca cercano una rivincita ma si sbagliano di grosso e dopo il congresso potrebbero anche scoprire che questo Pd irpino non è proprio il partito che avevano immaginato. Ma qualunque sarà la scelta, la vera verifica si terrà a marzo. E vorrei che dall’altra parte si rendessero conto che oggi, scegliendo la strada della divisione, hanno fatto solo il male del Pd”.
Intanto, a scanso di equivoci, De Blasio è in tour per l’Irpinia da diverse settimane. E’ ovvio che, anche in maniera non ufficiale, si tratta di incontri promossi da chi già lavora per costruirsi il trampolino per la segreteria.
“Ho accettato la candidatura – afferma Famiglietti – perché mi sento democratico al 100%. Il Pd irpino versa oggi in uno stato comatoso. Dove è il partito sulla questione dei rifiuti? Sulla questione acqua? Sulla piattaforma logistica? Che fine hanno fatto gli esponenti delle amministrazioni locali? Il Pd deve ritornare ad essere un sindacato del territorio. Un nostro responsabile dovrà essere in ogni Comune, ogni Ente, ogni fabbrica. Il Pd sia dei giovani senza trascurare la storia. E allora mettiamo da parte il rancore e i personalismi che non appartengono alla logica della politica. Abbiamo il dovere di gestire gli Enti e di garantirne la funzionalità. Torniamo a fare politica nel modo giusto, torniamo a dare risposte alla gente che soffre. Il 21 dicembre viaggerò a Roma con gli operai della Fma, partirò per un viaggio nei luoghi della crisi della provincia, mi adopererò perchè questa terra ridiventi calamita per gli investimenti”.
“C’è il rischio – conclude Famiglietti – che il congresso si risolva solo in un votificio. Ma noi siamo in campo: non possiamo subire passivamente chi vuol dare vita ad una prova di forza, mascherandola di una volontà unitaria che nei fatti non c’è”.