Irpinianews.it

Pd e PdL e la torta da dividere: Avellino la provincia contesa

Il Pd rischia lo smacco a Palazzo Caracciolo. Secondo un’inchiesta condotta da Panorama, il partito di Dario Franceschini vivrebbe momenti da codice rosso. E l’allarme è stato lanciato da Paolo Fontanelli, responsabile democratico agli enti locali, alla festa nazionale del Pd a Firenze lo scorso agosto. Toscano verace, ex operaio, irreprensibile curriculum Pci-Pds-Ds alle spalle, il baffuto Fontanelli ha annunciato cifre da Caporetto per le amministrative: con il Pd al 33 per cento, su 50 province conquistate nel 2004 dal centrosinistra solo 15, “probabilmente”, il 6 e 7 giugno, resteranno al centrosinistra. “Altre 15 sono in bilico”. Le altre 20 saranno del PdL. A 40 giorni dal voto Fontanelli non cambia idea: “Il dato di riferimento obbligato è quello delle politiche 2008? – conferma a Panorama. “E su quella base 15 province sono sicure, 15 ce le giochiamo sul filo puntando sulla buona prova degli amministratori uscenti, nelle altre 20 c’è uno scarto così notevole con il centrodestra che recuperare è praticamente impossibile”. A meno di un miracolo. Sessantadue le province in palio (rinvio invece all’autunno, causa terremoto, per L’Aquila) e 4.296 i comuni, di cui 214 sopra i 15 mila abitanti (ci sono capoluoghi di regione come Bologna e Firenze, Ancona e Bari, Perugia, Potenza e Campobasso). L’80 per cento delle amministrazioni uscenti è di centrosinistra. E solo 10 province su 60 hanno, al momento, un presidente di centrodestra. Il ribaltone è già scritto. “Nel 2004 il centrodestra si è presentato diviso all’appuntamento elettorale, contro un Ulivo compatto che ha fatto il pieno dappertutto” è l’analisi concorde del pd Fontanelli e del PdL Mario Valducci, suo omologo nel partito del Cavaliere. “Oggi la situazione è rovesciata. – valuta Calducci – E se contiamo l’effetto traino, anche a livello locale, di un gradimento di Silvio Berlusconi che viaggia oltre il 50 per cento, possiamo perdere solo se facciamo errori”. Il centrodestra si sente già in tasca le province di Bergamo e Brescia e “un pensierino” lo fa su Lodi; in Piemonte punta sulla conquista di Alessandria, Biella, Verbania e Novara, con la speranza di arrivare al ballottaggio a Torino; il Veneto “non darà sorprese” e persino le regioni rosse non sono più sfide impossibili: Rimini, Parma, Piacenza, Grosseto sono “in bilico”. Sull’Abruzzo intero è stata lanciata l’opa post terremoto (”Chieti, Pescara, Teramo, tutto è abbondantemente alla portata”) e sulla Campania c’è la scommessa di Napoli, dove il Pd rischia per la questione morale e la malgestita emergenza rifiuti. Insomma, si fa prima a dire cosa rimarrebbe in mano al centrosinistra. Nella sede nazionale del Pd circola “un foglietto allarmante” di cui L‘Unità ha dato dolorosamente conto: al Nord “le uniche province certe sono quelle di Torino, Venezia e Cremona”; “nella tradizionale zona rossa, Emilia, Toscana, Umbria, rischiano Rimini, Piacenza, Parma e Grosseto”; Milano trema, Napoli pure; incerte “Frosinone, Avellino, Salerno, Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Chieti, Teramo”. E via: un bollettino di guerra.

Exit mobile version