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“Bisogna ripartire dall’assioma che senza il Sud il Paese non può riprendere la locomotiva della crescita. Il Mezzogiorno è ancora ancorato a vincoli strutturali e sociali, nonostante convivino insieme centri di eccellenza e gravi ritardi di innovazione e di ricerca”. Questo l’incipit del documento che sintetizza in cinque punti il piano di rilancio del Mezzogiorno.
“Per ripartire dal Sud e per il Sud – si legge nel testo – occorre rilanciare una nuova politica di coesione territoriale; una nuova governance capace di fare andare sullo stesso binario gli investimenti straordinari e ordinari ridefinendo con le parti sociali, imprenditoriali ed istituzionali un nuovo Patto per il Sud”.
E ancora: “Mezzogiorno significa anche rilanciare la sfida del Federalismo solidale e fiscale, ripartire dall’Economia reale, dai grandi settori produttivi, dall’agricoltura che ha prodotto una crescita del 6,9%, dalla tutela dei paesaggi come storia e come conservazione di una nuova dimensione ambientale per rilanciare un nuovo modello industriale di Green Economy. Le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti pubblici sono un fatto confermato dalle Procure meridionali. Il meccanismo della criminalità organizzata è sia, a valle, nella fase di esecuzione dell’appalto e sia, a monte, nella fase di definizione del bando di gara con la costruzione di condizioni di vantaggio per imprese vicine alle cosche mafiose.
Mezzogiorno significa rilanciare con forza un patto contro la criminalità organizzata, perché senza una lotta sistemica sinergica tra Stato, istituzioni sociali, imprese, cittadini diventa arduo rilanciare un’offensiva a chi come la criminalità organizzata frena lo sviluppo, frena la libertà e crea quell’economia sommersa che spesso al Sud sostituisce lo Stato.
Investire sui talenti e sul capitale umano per riportare i giovani nell’area del Mezzogiorno, un patto tra imprese e istituzioni per garantire ai giovani una condizione di dignità: il lavoro”.