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Pd: apertura ai bassoliniani ma senza passi indietro

Avellino – Irriducibili. I soldati del Partito Democratico hanno risposto con determinazione alla chiamata del segretario provinciale Franco Vittoria, bassoliniani compresi. All’appello non è mancato nessuno: il senatore Enzo De Luca, l’ex presidente della Provincia Alberta De Simone, il sindaco Galasso, Wanda Grassi, Rosanna Repole, Francesco Barra, Dora Garofalo, Vanni Chieffo, Mario Matarazzo, Guido D’Avanzo, Michele Langastro, Lello De Stefano, Peppino Di Iorio, Luigi Anzalone, Angelo Romano, Rosetta D’Amelio, Gerardo Adiglietti, Francesco Todisco, Pasquale Gallicchio, Rodolfo Salzarulo, Luigi Famiglietti e tanti amministratori locali. La direzione del Pd di questa mattina è servita a focalizzare l’attenzione su alcune vicissitudini interne da chiarire. Nella sua lunga e precisa relazione il segretario Vittoria ha più volte parlato di unità e valori. E come un valido comandante al timone della sua nave ha così esordito: “Insieme dobbiamo ritrovare la rotta e lo possiamo fare solo se riusciamo ad interpretare le domande della gente senza però dimenticare le nostre tradizioni e le nostre storie. Ho riletto con attenzione il manifesto del Pd e voglio rimarcare alcuni passaggi a mio avviso fondamentale: no ad una società chiusa soffocata dai corporativismi; no ad una società fondata sulla mera esistenza. Dobbiamo assumerci la stessa responsabilità collegiale manifestata durante il congresso. La storia del Partito Democratico in questa provincia va scritta tutti insieme, il filo del ragionamento che ci unisce non si è spezzato nonostante le diverse culture e le diverse posizioni”. Una mano tesa, quella di Vittoria, accolta favorevolmente anche dagli ex diesse nonostante abbiamo espresso nettamente una volontà ben precisa: “…indietro non torniamo”. E l’appello del segretario provinciale è poi sfociato in un ‘vogliamoci bene’ dal retrogusto un po’ amaro: “Dobbiamo recuperare talenti, capitale umano, professionisti per salvare il patto tra le generazioni. Possiamo rilanciare l’immagine del partito nella nostra provincia e nel Mezzogiorno nonostante le condizioni avverse a causa della crisi economica e delle scelte del Governo che vedono il Sud fuori dall’agenda politica. Il Pd deve iniziare ad interrogarsi e leggere attentamente la realtà. Berlusconi decapita i diritti al sapere e ai bisogni primari. C’è il rischio di alimentare paure nelle persone anche a causa di una logica protezionistica di diritti già garantiti. In questo momento c’è bisogno di senso di responsabilità, ma non per la politica. Dobbiamo farlo per le famiglie e per questo chiedo la collaborazione di tutti. Siamo il partito maggioritario all’interno del centrosinistra e abbiamo la migliore classe dirigente. Per questo motivo chiedo un’alleanza che possa accogliere una proposta larga e coesa”. Poi ai bassoliniani: “Nessuno è a capo del partito, le azioni-guida le decideremo insieme. Mi dispiace se qualcuno si è sentito trascurato o se il mio messaggio non è riuscito a raggiungere le coscienze. Tornate a casa, perché qui non ci sono né ospiti né padroni. Siamo un partito unito e le discussioni tra noi non sono altro che il segnale di una vitalità che va rigenerata. Il PdL fonda la sua unitarietà su atti notarili, noi siamo diversi”. Un incoraggiamento a camminare fianco a fianco non senza però dettare qualche piccola norma: “Dobbiamo tener conto delle regole e per questo, da ora in poi, il rigore massimo sarà l’unica arma per salvare il Pd e le nostre storie. Non è detto che alle prossime amministrative bisogna vincere: l’importante è recuperare quei valori che abbiamo perso e radicarci sul territorio. Entro il 15 gennaio organizzeremo la conferenza programmatica e gli stati generali, due appuntamenti che contribuiranno alla rifondazione del partito”. Poi un messaggio d’apertura nei riguardi di tutti i presenti: “Non per forza io debba rivestire l’incarico di segretario cittadino. Posso togliere il disturbo in qualsiasi momento se non riuscirò a portare avanti il mio lavoro. Ma diffidate da chi non commette errori perché vuol dire che non osa. Io voglio osare”. E dopo un sentito applauso liberatorio della platea accorsa in via Tagliamento, la parola è passata al senatore Enzo De Luca. “Il bello di un partito sta nella discussione e nella possibilità di confronto. Non siamo ipocriti perché sappiano che ci aspettano seri problemi. Il Partito Democratico in Irpinia è nella morsa di una rappresentanza non radicata sul territorio. È un partito costruito sull’onda dell’emozione e non sulla legittimità dei luoghi. Allora a cosa è servito quel 25 ottobre se l’ultimo che arriva vuol scavalcare chi è portatore di storie e tradizione politica? È un casino! Sinceramente mi aspettavo da qualcuno una maggiore partecipazione e così non è stato. Se Franco sbaglia c’è sempre qualcuno che crede di potersi far spazio. Chi irrompe senza invito non ha rispetto per il partito ed è pregato di accomodarsi fuori. Basta parlarsi addosso, finiremo con il farci male”. Poi un passaggio alle elezioni: “…non basta vincere e lacerarsi all’interno. Dobbiamo rappresentare un punto di orientamento certo per tutto il centrosinistra e riprendere i contatti con le altre rappresentanze della coalizione. Ci sono persone che hanno rivestito ruoli in seno ad enti governativi e vivono un profondo disorientamento. Aiutiamoli a capire da che parte stare. Non esprimo giudizi su Pionati, ma almeno sappiamo dove si è collocato. Riflettiamo un po’ di più. Il mio ruolo di senatore è quello di ascoltare tutti e lo farò perché rispetto tutti e voglio superare la vecchia logica del partito. Gli ex non esistono più”. Alla fine dell’intervento, Enzo De Luca ha lanciato la sua proposta: una rivista che sia voce delle diverse rappresentanze sul territorio dal mondo dell’imprenditoria a quello della cultura. (di Marianna Marrazzo)

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