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Il quale aveva più volte ribadito l’auspicio della riapertura di un tavolo tecnico attorno al quale “sieda chi è intenzionato a risolvere le problematiche nel settore delle popolazioni irpine e pugliesi interessate, senza che vengano avanzati veti o proferite minacce, ma con il solo intendimento di raggiungere un accordo che tenda al massimo vantaggio per le popolazioni con il minimo costo per le comunità”. Nel saldo convincimento che “solo il raggiungimento di soluzioni condivise in termini di partenarialità e non di antitesi tra le due Regioni, può essere utile a perseguire uno sviluppo comune nell’interesse di entrambe le Regioni”. E sarà proprio quest’ultimo, con i progettisti dell’opera, a sottoporre a tutti gli enti interessati il progetto esecutivo di raddoppio della galleria. Con la riunione che sarà convocata dall’ingegnere Sabatelli a Roma, l’Ato 1 chiederà nuovamente la sospensione dell’iter procedurale per la realizzazione della “Pavoncelli”. “In tal modo – si legge nella nota dell’Ente d’ambito – si potrà effettuare una serie di opposizioni all’iter portato avanti dal Ministero e si potranno chiedere anche eventuali modifiche di tipo tecnico”. Il riferimento è in primis alla “Valutazione d’Impatto Ambientale” dell’opera ritenuta necessaria dall’Ato 1 e dall’Ente Parco dei Monti Picentini, onde evitare “ripercussioni negative sull’ecosistema del territorio in questione”.
E’ questa la posizione dell’onorevole Pasquale Giuditta, che a fine incontro ha dichiarato: “Non siamo contrari in maniera aprioristica all’opera, ma vogliamo garanzie, ovvero la tutela, la salvaguardia ed il rispetto delle risorse”. La questione, tornata attuale dopo l’esposto contro la realizzazione dell’intervento presentato presso la Procura di S. Angelo dei Lombardi, vede però ancora troppo distanti i perni fondamentali per la risoluzione del caso. Secondo il Commissario ad acta, infatti, non emergerebbero questioni di impatto ambientale, mentre il presidente dell’Ente Parco ricorda di avere interessato la Comunità Europea chiedendo lo studio di impatto ambientale per capire se esistono rischi. “Il compito dell’Ente Parco – ha spiegato Sabino Aquino – è quello di garantire lo sviluppo sostenibile. E nel caso specifico, il deflusso vitale dei fiumi. Perché al momento non esiste un bilancio idrico che possa stabilire quale è la quantità giusta di acqua che si può destinare alla Puglia”. Dunque, in attesa che si esprima il Tribunale Superiore delle Acque (a cui sono state rivolte le cause riunite di Ato e Parco), l’Ente dei Picentini ha chiesto anche i pareri di Bruxelles, oltre a ribadire la necessità di prendere in considerazione il nuovo codice ambientale per i parchi. Il quale prevede che le concessioni possano essere rivisitate in base alle nuove esigenze dei fiumi. E ricorda: “Se c’è danno ambientale, non c’è ristoro che tenga”. Nelle vesti di mediatore invece il Prefetto Paolo Orrei che ha riunito le voci e preso l’impegno per il successivo incontro tecnico romano. (di Ant. Mic.)