Regione – Aumenta il ricorso al parto cesareo anche se le donne preferirebbero il parto naturale. L’Italia si è infatti attestata come il paese con il più alto numero di parti con taglio cesareo dell’Unione Europea: la percentuale e’ pari al 36,9 per cento nel 2003. A rilevarlo è una indagine di ‘Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari’, diffusa dall’Istat e condotta su un campione complessivo di circa 60 mila famiglie coinvolgendo 2 milioni e 736mila donne. L’incidenza di parti cesarei è particolarmente alta nelle strutture private, dove si raggiunge una percentuale del 56,9 per cento, superiore di oltre 23 punti percentuali a quella che si rileva nelle strutture pubbliche (33,3 per cento). E in questa prospettiva la Campania acquista senza competizione la maglia nera. A confermarlo è proprio il presidente della Commissione Regionale Sanità Angelo Giusto. “La nostra regione – ha spiegato – è quella con il più alto indice di natalità e la prima nel mondo per quanto riguarda il numero dei tagli cesarei. Un dato davvero poco positivo. In questo modo, infatti, l’evento più naturale finisce con il diventare ad alto rischio”. Non a caso, infatti, lo stesso Giusto ha in passato presentato una proposta di Legge, peraltro approvata all’unanimità, diretta a favorire il parto naturale. Molteplici le motivazioni alla base della posizione dell’esponente diessino. “A livello prettamente sanitario un parto cesareo comporta innanzitutto un grande aumento di rischi, sia per quanto riguarda il nascituro che la partoriente. Ma i riflessi negativi hanno ripercussioni anche sull’aspetto economico. Inutile negare, infatti che un cesareo comporta un notevole aumento di costi. L’obiettivo dell’intervento legislativo da me proposto, dunque, è in primis abbattere o quanto meno contrastare questo tipo di intervento. In secondo luogo rimetterne l’adozione alla sola valutazione clinica. E’ giusto che siano i sanitari, dunque, a valutare l’esigenza di ricorrere al parto cesareo nei soli casi in cui ce ne sia effettivo bisogno”. Trattandosi in questo caso di una legge regionale, fonte normativa a tutti gli effetti, “… le strutture ospedaliere della Campania dovranno necessariamente adeguarsi alla legge”. Questo, in termini pratici, dovrebbe assicurare una diminuzione del ricorso all’intervento e garantire nascite ‘naturali’ a tutti gli effetti. E se la legge ‘abbatte’ il cesareo, resta comunque il problema dei costi. Questione su cui, dopo lo sforamento registrato dalla Regione Campania, occorre intervenire in via immediata. Soprattutto per evitare una evidente sperequazione che oggi si registra tra strutture pubbliche e private. In seguito ad una indagine condotta dall’Università La Sapienza di Roma, fare un semplice esame, ad esempio una radiografia al torace può costare al cittadino 44 euro in una struttura privata e fino a 300 euro in quella pubblica. Dati che mettono sotto accusa le carenze organizzative del servizio pubblico. Al ticket infatti l’indagine aggiunge i costi indiretti dovuti alla stima economica del tempo perso per fare la radiografia. Dalla ricerca, condotta sulle Asl di 16 comuni, emerge che i tempi più lunghi sono al Sud, Campania compresa. “Dobbiamo operare un uso corretto delle strutture – ha concluso Giusto – Razionalizzare le risorse e soprattutto ottimizzarle. Per quanto riguarda le aziende sanitarie pubbliche occorre garantire un maggior numero di ore lavorative ripartite in cicli, un abbattimento dei costi, un turn over del personale… piccoli ‘interventi’ per abbattere la sperequazione e garantire ai cittadini il diritto alla salute”. (di Manuela Di Pietro)
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