Paola Flammia (Pd): “Questa politica ha prodotto cento Irpinie”

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Gottaminarda – “Da Nietzsche a Berlusconi, dall’epoca del superuomo a quella dell’apparenza, ci è stato insegnato a nascondere le nostre debolezze e le nostre fragilità e a mostrare, invece, sempre il lato forte, resistente ed indistruttibile. Solo che talvolta proprio l’eccessiva ostentazione di forza mostra una grande fragilità. Ed è un po’ quello che sembra sia accaduto alla politica, da quella nazionale a quella più vicina a noi. La dialettica politica, anche animata ed accesa, certamente sacrosanta forma di democrazia, quando però non produce come effetto il ristabilimento dell’equilibrio, credo celi il grande limite della politica, che risiede nella sua capacità anche di dividere ed alimentare divisioni. La qual cosa finisce col riverberarsi soprattutto sulle nostre piccole comunità dove tutti si conoscono e lo scontro quotidiano diviene per questo maggiormente corrosivo in quanto rischia di tracimare”. È la lucida analisi della componente dell’esecutivo provinciale del Pd, Paola Flammia che evidenzia lo stato di frammentarietà caratterizzante la vita politica locale. “Le nostre cento Irpinie sono ora più che mai frammentate e disgregate a causa di un processo che, da unione, ha invece creato solo uno spartiacque che ci vede collocati dall’una o dall’altra parte a seconda di scelte, magari anche molto sofferte, ma comunque scelte politiche che nulla hanno di personale, anzi. Purtroppo queste scelte hanno prodotto e producono lacerazioni profonde le quali, oltre che separare la classe dirigente irpina, non possono non andare inevitabilmente a detrimento delle nostre comunità, finendo con l’alimentare ancora di più un senso di sfiducia verso la politica. Ma allora, in quello che oramai sembra un processo dall’irreversibile sbocco, perché non provare ad invertire la rotta, a ricercare un obiettivo comune da raggiungere e lavorare in vista del perseguimento di quel fine? Se riuscissimo a creare un ponte di congiunzione tra le istanze specifiche dei territori con quelle di ordine più generale potremmo fugare il rischio della settorializzazione e della chiusura; se riuscissimo a creare un ponte di congiunzione tra la pragmaticità della politica con la sua idealità, tra le scelte concrete, le risposte ai problemi e i grandi ed ampi ideali, le tematiche di alto respiro generali e mondiali potremmo ritrovare un equilibrio fruttuoso. Forse ora più che mai c’è la necessità, e mi auguro che il Pd provinciale sappia svolgerlo, di un partito che si assuma il ruolo di un grande ponte di congiunzione, che sappia coniugare tanti fattori. Innanzitutto la storia con il futuro e i giovani con i non più giovani, creando una catena di esperienza, freschezza e comuni intenti che è il necessario preludio di una congiunzione tra il senso di sfiducia generalizzato verso la politica e la nuova linfa di cui si ha bisogno per far riacquistare il giusto senso ad essa. Un collegamento tra le tante e diverse anime pure presenti nel partito, tenendo viva la capacità dialettica e di ascolto, con una democraticità tale da saperle far convivere, in modo da trarre dalla diversità di opinioni motivo di crescita e da evitare che le diverse sensibilità si trasformino in correntismo, disgregando e frammentano l’unico partito in tanti mini partiti di tanti mini leader. Nel far questo, nel creare questa congiunzione, dovremmo provare a lasciarci pervadere da quella stessa carica di aspirazioni che ebbero i nostri Padri costituenti e lasciarci guidare da quell’analoga consapevolezza del senso dell’opera comune, della fatica fatta assieme, della solidarietà nel gettare le fondamenta di una civiltà in cui tutti potessero riconoscersi. E questo potrà consentire pure a noi di realizzare il massimo progettuale possibile, di contribuire a restituire all’uomo il proprio habitat naturale fatto di problemi ma anche di ideali, fatto di esigenze ma anche e soprattutto di speranze”.

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