MUGNANO DEL CARDINALE- Bernardo Cava avrebbe guidato la “staffetta” da Mugnano del Cardinale a Casamarciano per trasferire Antonio Aloia (all’epoca evaso da un permesso premio e latitante), quarantasettenne detto o’ cinese, ras emergente della camorra di Acerra e del gruppo Luongo- Covone- Aloia, che poche ore dopo avrebbe ucciso in Via Garibaldi a Scisciano il quarantottenne Ottavio Colalongo, attirato in una vera e propria trappola. E’ il motivo per cui all’alba di oggi i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno notificato al cinquantaquattrenne esponente del clan Cava, da anni trasferito a Mugnano del Cardinale, un decreto di fermo di indiziato di delitto di concorso in omicidio firmato dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock, quello avvenuto il 17 dicembre 2025 a Scisciano ai danni di Ottavio Colalongo, esponente del clan Filippini, che secondo le indagini si contrapponeva al gruppo di cui faceva parte Aloia, ovvero i Luongo-Covone- Aloia per la gestione di racket e piazze di spaccio nella zona a cavallo tra Marigliano, San Vitaliano e Casamarciano. La latitanza di Antonio Aloia era finita qualche giorno dopo il delitto. Il 25 dicembre gli uomini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna avevano infatti scovato in un’abitazione del casertano Aloia mentre dormiva, con una pistola sul comodino.
I FERMATI
Raggiunti dal provvedimento firmato dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock sono stati, oltre a Cava Bernardo, anche Augusto Daniele, Covone Luca, Covone Matteo, Della Valle Christian, Guardasole Ciro, Polverino Eduardo e Tarantino
Giovanni, tutti a vario titolo coinvolti nelle fasi preliminari dell’omicidio di Scisciano, avendo fornito appoggio ai due materiali esecutori del delitto, ovvero Antonio Aloia e Eduardo Polverino.
IL RUOLO DI BERNARDO CAVA NELLA PIANIFICAZIONE DEL DELITTO
Secondo le indagini, Bernardo Cava, detto Alduccio insieme a Ciro Guardasole , Luca Covone e Eduardo Polverino avrebbe garantito il trasferimento di Antonio Aloia, scortandolo, con una staffetta armata, da Mugnano del Cardinale (dove, da
latitante Aloia si nascondeva) e sino a Casamarciano (luogo dove è stata rinvenuta Ia Citroen C3, successivamente
sottoposta a sequestro dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna). Secondo gli inquirenti, lo stesso
L luogo di arrivo, ovvero Casamarciano, sarebbe stato individuato da CAVA Bernardo. A determinare questa tesi il fatti che Bernardo Cava fosse in testa alla staffetta e avesse guidato le altre due autovetture, una Citroen e una Peugeot
sul posto. La macchina era nascosta, verosimilmente in attesa del ritorno di Aloia dopo aver commesso l’ omicidio
e consentirgli, successivamente, di allontanarsi nel luogo dove aveva commesso l’omicidio. I piani però sono andati diversamente. Perché una volta ucciso Colalongo, che dopo i primi colpi era stato finito con un colpo di grazia al volto, i due killer giunti con una Honda Transalp sul luogo del delitto, avevano perso la moto e abbandonato poco distante anche un marsupio con le chiavi della Citroen e la pistola usata per il delitto, oltre ad un telefonino, che insieme alle immagini della videosorveglianza privata nella zona (che hanno ripreso l’omicidio in diretta) hanno consentito ai Carabinieri di Castello di Cisterna di ricostruire tutto il percorso nelle ore precedenti al delitto. A partire proprio dalla staffetta eseguita per accompagnare Aloia nel nolano e prepararsi all’oggetto, scattato nella serata del 17 dicembre a Scisciano, dove Colalongo era stato attirato in trappola.
L’UDIENZA DI CONVALIDA
Domani mattina, nel carcere di Secondigliano, Bernardo Cava, difeso sal penalista Claudio Frungillo, dovrà comparire davanti al Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza (la competenza per la richiesta di convalida era Avellino) per la convalida del decreto di fermo disposto dal pm Woodcock.
Omicidio Colalongo, una “staffetta” per trasferire il killer nel nolano “inguaia” Cava
