
NUSCO – La Notte dei Falo’ di Nusco – edizione 2011, verso il gran finale. Un rito che si ripete da oltre quattro secoli e che trova il suo culmine proprio il 17 gennaio, giorno della festività di Sant’Antonio Abate. Ricco il programma promosso dall’Amministrazione Comunale di Nusco, guidata dal sindaco Giuseppe De Mita, in collaborazione con le tante associazioni presenti sul territorio cittadino. Convegni, spettacoli folkloristici, musica popolare, gastronomia tipica, produzioni vitivinicole docg: sono stati questi gli ingredienti principali dell’edizione 2011 di una delle feste più antiche che l’Irpinia e la Campania possono annoverare. Fuoco e suoni, tradizioni etniche e contadine e sapori da scoprire, questa la formula vincente in un’ambientazione d’eccezione. L’evento, infatti, si svolge a Nusco, uno dei cento borghi più belli d’Italia. Per domani, lunedì 17 gennaio, giorno della festa di Sant’Antonio Abate il fuoco della tradizione con “Sant’Antuono – Maschere e suoni”. L’accensione dei falò in programma a partire dalle ore 18. Per l’occasione il fuoco sarà curato dall’Associazione “Amici del centro storico”. Ecco, di seguito, alcuni numeri dell’edizione 2011 della Notte dei Falò di Nusco: dieci gli stand gastronomici aperti nel corso dell’evento. Dodici, invece, gli stand dedicati alle produzioni tipiche e di qualità, sei dei quali dedicati interamente alle produzioni DOCG della provincia di Avellino. Dodici i gruppi folcloristici che hanno animato il borgo di Nusco. Per maggiori informazioni, dettagli e curiosità è possibile consultare il sito internet all’indirizzo www.lanottedeifalo.com La Notte dei Falò nasce come rito propiziatorio nel XVII secolo. E’ la Festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e della comunità contadina. I primi falò venivano accesi per scacciare la peste, che nel 1656 solo a Nusco fece registrare ben 1200 vittime. In tutto il Regno di Napoli, alla fine del XVII secolo, veniva distribuito il pane di Sant’Antonio, preparato con la parte più pura del grasso di un maiale in tenera età. Si trattava di una sorta di unguento per curare l’infezione da Herpes Zoster, detto il “fuoco di Sant’Antonio”. I falò venivano quindi accesi per purificare i luoghi ma anche i corpi, invocando le virtù taumaturgiche di Sant’Antonio.