
Il dipartimento per la sanità pubblica del competente ministero sta approntando la nuova versione del codice della sicurezza alimentare, secondo il quale la vendita di alimenti avariati non costituirà più ipotesi di delitto, ma comporterà per il trasgressore solo il pagamento di una multa, che sarà compresa tra diecimila e ottantamila euro. Se il decreto legislativo dovesse confermare la formulazione attuale si annullerebbe lo spirito della legge 283 del 1962, tuttora in vigore, che prevede sanzioni molto più ferme nel caso di vendita di cibi adulterati. Risulterebbe più complesso anche l’intervento del Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri e la Procura della Repubblica sarebbe competente ad intervenire soltanto in alcuni casi: intossicazione grave e morte. Le nuove norme agirebbero a protezione della buona fede del venditore, che spesso non è nelle condizioni di verificare la genuinità del prodotto somministrato.