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Nozze Alvino – Talotta: l’arcivescovo solleva l’eroico don Santoro

Un gesto eroico, una funzione ‘in direzione ostinata e contraria’. Ieri li aveva ‘uniti’ in matrimonio, oggi è stato ‘defenestrato’. L’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori ha “sollevato don Santoro dalla cura pastorale della comunità delle Piagge” chiedendogli di “vivere un periodo di riflessione e di preghiera”. Lo rende noto un comunicato diffuso dall’arcidiocesi. La colpa è quella di aver celebrato le nozze di Sandra Alvino 64 anni, originaria di Atripalda, nata uomo e ora donna, e Fortunato Talotta, 58 anni, nonostante lo stesso Betori, in una lettera indirizzata ad Alvino il primo ottobre scorso, avesse ribadito il precetto, ossia l’ingiunzione a non celebrare il matrimonio (già disposta due anni fa dal suo predecessore, il cardinale Ennio Antonelli).

DON SANTORO, UN PRETE ‘OSTINATO E CONTRARIO’ – Non un gesto di ribellione alla Chiesa ma un atto dovuto “di fedeltà alla mia gente, al Vangelo, alle persone a cui voglio bene”. Così l’eroico prete aveva definito la cerimonia celebrata davanti a circa 200 persone. Santoro ha voluto chiudere la messa con una canzone di Fabrizio De Andrè, “Smisurata preghiera”, quasi per fare proprie le parole del cantautore “in direzione ostinata e contraria”. Un modo per dire di essere consapevole che anche per lui, quasi certamente, ci saranno delle conseguenze. “Ma io, da sempre, ho obbedito fino in fondo a questa comunità, così come obbedirò – ha aggiunto riferendosi alla curia ed al vescovo Giuseppe Betori – a qualunque cosa sarà decisa”. Quindi, rivolgendosi alla sua comunità, ha aggiunto: “non permetterò a nessuno di fare niente che sia in senso contrario a ciò che verrà deciso”. “Sandra e Fortunato, così come il sottoscritto, sono consapevoli che, quando l’atto sacramentale di oggi arriverà in diocesi, verrà annullato, ma non sarà annullato per noi, per questa comunità, agli occhi di Dio”. Poi la benedizione ai novelli sposi.

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