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Il primo cittadino di Sperone all’indomani della nomina a presidente del tavolo ha definito, di concerto con l’Assessorato Regionale, un’ipotesi di lavoro mirata a favorire, in un quadro di iniziative strategiche, i processi operativi per la tutela e la valorizzazione del nocciolo. A seguito dell’incontro tenutosi lo scorso 2 luglio a Sperone, recependo le indicazioni emerse dai lavori dell’assemblea, il presidente ha avviato subito un’indagine finalizzata ad una “mappatura corilicola” del territorio avendo luogo di verificare la consistenza numerica dei produttori e delle aziende di lavorazione e trasformazione del prodotto.
Partendo dall’analisi oggettiva della situazione e della condizione del settore corilicolo desumibile dai dati trasmessi dai vari Comuni ricadenti nell’area di produzione (baianese, Vallo Lauro e agro-nolano), il sindaco Alaia, nella sua qualità di coordinatore del tavolo istituzionale per la valorizzazione del nocciolo, ha ipotizzato due diversi indirizzi di intervento i cui effetti, a posteriori, dovrebbero sostanzialmente tradursi in una virtuosa azione finalizzata al miglioramento della qualità del prodotto in oggetto.
Le azioni vedranno come destinatari sia la categoria dei produttori, sia la categoria degli imprenditori cui compete la responsabilità di definire, soprattutto attraverso strategie e politiche aziendali mirate, le ottimali condizioni di mercato dove il nocciolo sia adeguatamente commercializzato.
Sul versante della produzione si vuole puntare su un discorso qualitativo attraverso una riconversione delle culture di nocciolo. In pratica, considerata la presenza sulle aree colturali di una certa varietà di nocciole e risaputo che la varietà “mortarella” per le caratteristiche organolettiche e nutrizionali presenta elementi qualitativi di gran lunga superiori alle altre specie, si ipotizza di riconvertire, gradualmente, le coltivazioni in atto delle altre specie nella varietà peraltro molto apprezzata dall’industria di trasformazione e con un mercato potenziale di gran lunga superiore. L’intervento vedrebbe impegnati i produttori del territorio che, seguendo appositi corsi di formazione tenuti da esperti del settore, acquisirebbero le specifiche competenze e le idonee professionalità per attuare questo processo di riconversione. “Appare indubbio – spiega Alaia – che l’attività industriale legata all’impiego della nocciola debba privilegiare il prodotto autoctono, favorendo e stimolando in tal senso la produzione endemica. Ma lo sforzo dell’industria dovrebbe puntare ad una diversificazione dell’impiego della nocciola anche per altri usi e precisamente in campo cosmetico ed erboristico considerate le proprietà di questo prodotto altamente raffinate. Ad un pool di esperti il compito di individuare possibilità di impiego alternativo del prodotto e trasmissione del know how agli addetti del settore. In ultima analisi – conclude il presidente del tavolo per la valorizzazione del nocciolo – si propone la realizzazione, in sinergia con le associazione di settore, di iniziative a carattere socio-culturale per la valorizzazione del nocciolo attraverso una manifestazione ad hoc, a rilevanza interregionale, ove oltre la promozione del prodotto sotto i suoi molteplici aspetti, sia raggiunta la finalità di avvicinare la gente anche ai territori di coltivazione per un itinerario turistico gastronomico fonte di ulteriore crescita per l’economia della nostra zona”.