No alla ‘legge bavaglio’: oggi black out dell’informazione

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E’ oggi il giorno del silenzio stampa contro la ‘legge bavaglio’. Non sono in edicola i quotidiani, taceranno i tele e radio giornali, resteranno fermi i siti on line. La maggior parte dei giornalisti e degli editori italiani, nazionali e locali, ha trovato il modo di aderire alla manifestazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa. Una giornata di silenzio quindi, ma di un silenzio ‘rumoroso’ che deve far riflettere su dove si sta portando uno dei capisaldi di ogni paese democratico: la libertà di informazione.
Quello proposto dal governo e ancora ieri definito “sacrosanto” dal Presidente del Consiglio, è un disegno di legge che, nascondendosi dietro la difesa della privacy (già prevista dalla legge in vigore ndr), imbavaglia letteralmente gli addetti all’informazione. Una protesta quella di oggi che è volta innanzitutto a tutelare i cittadini, cui la legge nega il diritto di conoscere e di sapere, e dunque di rendersi consapevoli e di giudicare a ragion veduta. A questo diritto fondamentale, corrisponde il dovere dei giornali di dare tutte le notizie utili ai lettori, con un autonomo e libero lavoro di ricerca, selezione e gerarchia delle informazioni, che viene giudicato ogni giorno dal mercato. Una legge volta a colpire l’informazione, ma anche la giustizia: si tenta di limitare i magistrati che indagano nel loro lavoro di ricerca delle prove. Uno sciopero per denunciare l’inadeguatezza del ddl Alfano sulle intercettazioni, ma anche per dire no ad un’altra forma di bavaglio i tagli della ‘manovra’ di Tremonti all’editoria. Una protesta che non si fermerà al black out di oggi, ma che andrà avanti, come spiegato ieri da Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, sino alla denuncia alla Corte europea per i diritti dell’uomo.
Ricordiamo, semplificando, cosa prevede la legge e cosa non avremmo saputo se fosse stata già legge dello stato. Cosa si può pubblicare e in quali sanzioni incorrono i giornalisti ‘trasgressori’ – Si potranno pubblicare almeno “per riassunto” gli atti di un processo non più segreti. Divieto, invece, per i testi delle intercettazioni: di cui non si potrà più né scrivere né parlare, né per riassunto, né nel contenuto, fino al termine delle indagini preliminari. Resteranno un mistero fino al dibattimento. Vietata la pubblicazione di tutto quello che riguarda “fatti e persone” estranee alle indagini e questo per rispetto della privacy peraltro già sancita nel nostro paese. E’ vietata la pubblicazione degli atti e delle intercettazioni destinate ad essere distrutte. Pena un mese di carcere e la multa fino a 10mila euro per l’autore dell’articolo. Gli editori rischieranno fino a 450mila euro. Carcere fino a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate a essere distrutte. Oltre all’indagine penale, si potrà incorrere nella sospensione cautelare fino a tre mesi. Se si tratta di impiegati dello Stato si tratterà di una sospensione dal servizio, se si tratta di giornalisti la sospensione sarà dalla professione.Cosa non avremmo potuto sapere se la legge fosse stata già in vigore? Ad esempio né i cittadini né lo stesso ex Ministro Scajola, avrebbero saputo che qualcuno, ad insaputa del predecessore di Berlusconi in materia di Sviluppo economico, gli aveva comprato una casa con vista sul Colosseo con assegni circolari provenienti da casa Anemone.
La redazione di Irpinianews, pur prendendo le distanze da un certo tipo di giornalismo da ‘cane del padrone’ dilagante ultimamente in Italia, che utilizza l’informazione e il lavoro dei giornalisti, spesso sottopagati, per nascondere o usare notizie in favore del ‘ras’ di turno, aderisce alla protesta nazionale di categoria, proponendo ai propri lettori un’informazione ‘a singhiozzo’. Nel rispetto di tutti i colleghi, sia quelli che oggi hanno deciso di scioperare, sia quelli che hanno scelto di non farlo, aderiamo, a modo nostro, al più generale interesse del Paese sancito dalla Costituzione della Repubblica italiania all’articolo 21
Art.21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili (…)

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