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Era curioso della vita della città fino all’ultimo e sempre schierato a difesa degli ultimi. Era un uomo simbolo di un mondo che non c’è più e sono certo che l’amministrazione comunale saprà ricordarlo con iniziative imperiture.
Non fu solo il politico pragmatico che abbiamo conosciuto, ma un uomo rispettoso e rispettato dai vecchi uomini di scuola e di cultura della città con cui seppe intessere rapporti costruttivi nell’interesse generale.
Fu amico di monsignor Venezia, dei vecchi vescovi e dei grandi sacerdoti di Avellino ai cui insegnamenti forgiò una fede che non venne mai meno e si espresse nella fiducia nelle opere. Rimproverava noi giovani, compresi me e suo figlio Augusto, del fatto che correvamo sempre a messa ma non eravamo altrettanto solerti verso il prossimo. Penso che questo sia stato il suo insegnamento più grande che oggi lo accompagna nel cammino verso Dio”.