Ancora nulla di fatto sul nuovo ordinamento delle Comunità Montane.Il Consiglio Regionale della Campania, presieduto da Sandra Lonardo, ha comunque iniziato la discussione generale sul disegno di legge, a firma del vicepresidente della Giunta regionale campana, Antonio Valiante. “La Legge Finanziaria nazionale 2008, all’art. 2 commi 16 e ss., prevede che le Regioni debbano riordinare il sistema delle Comunità Montane, riducendone le spese, approvando una legge regionale entro il 30 giugno prossimo” – così il vicepresidente della I Commissione consiliare permanente Pietro Ciarlo del Pd, introducendo con la sua relazione il provvedimento all’esame dell’Assemblea. “Questo disegno di legge è importante perché serve a tutelare soprattutto la nostra montagna, quella appenninica e rurale, – ha proseguito Ciarlo – per tutelare le quali occorre un intervento legislativo che serva a razionalizzare le comunità montane e a dotare la nostra regione di una nuova legge sulla comunità montana, che sia anche un pezzo importante della politica sociale della nostra regione. La proposta della Giunta, che la Commissione ha sostanzialmente condiviso nella ratio politica di fondo, ha visto tutte le forze politiche dare il proprio contributo, rinunciando a qualcosa, per confermarne l’impostazione di fondo: la riduzione del numero delle comunità montane, del numero dei comuni facenti parte delle comunità montane, l’inclusione dei soli comuni montani e parzialmente montani, l’esclusione dei comuni interclusi, di quelli limitrofi e di quelli costieri, la presenza di un solo rappresentante per comune nei consigli generali delle comunità montane. Tutto ciò – ha detto Ciarlo – fa di questo disegno di legge una legge di riforma dell’intero settore ed una forte assunzione di responsabilità da parte della Regione Campania”. Ciarlo ha, infine, evidenziato che nei prossimi mesi il Governo potrebbe rivedere l’intera materia e, in vista di ciò, ha proposto all’Assemblea l’approvazione, dopo quella del disegno di legge, di un ordine del giorno che vada a rivedere la materia. In apertura della seduta consiliare, il Vicepresidente del Consiglio regionale, Salvatore Ronghi, ha sottolineato, riferendosi a quanto accaduto ieri in Aula, che “gli organi di stampa hanno enfatizzato quello che è stato un semplice scambio di idee con il collega D’Ercole, al quale mi lega un’amicizia trentennale. Non c’è divergenza politica – ha aggiunto Ronghi – che possa giustificare qualcuno soltanto a pensare che ci possano essere scontri fisici o difese di interessi privilegiati e tantomeno di ‘caste’ nell’affrontare una problematica tanto importante come quella delle comunità montane”. “Prendo atto del chiarimento del collega Ronghi – ha detto il rappresentante dell’opposizione Francesco D’Ercole – nella certezza che le sue intenzioni sono sempre state positive e costruttive”. Tornando al disegno di legge sulle comunità montane, Ronghi ha ribadito che “L’opposizione ha la ferma volontà di andare avanti con l’esame di questo provvedimento in piena trasparenza e nell’esclusivo interesse dei nostri territori”. “Prendo atto del grande senso di responsabilità del Consiglio che vuole portare a compimento questo processo legislativo di riforma su una tematica importante, come quella delle comunità montane – ha proseguito Ronghi. Il sistema delle comunità è stato stravolto dal centrosinistra – ha detto l’esponente del centrodestra – che ne ha fatto un motore di clientele, facendo rientrare anche comuni costieri e finendo per danneggiare sia gli uni che gli altri. La ratio delle comunità montane va recuperata attraverso una riforma seria e chiara che deve essere depurata dalle ipocrisie anche di chi, per puro scopo demagogico, ne propone l’abolizione tout court. Alcuni comuni interclusi – ha proseguito Ronghi –, come alcuni del salernitano, sono proiettati nella comunità montana, per vocazione economica, sociale, turistica, e vanno considerati all’interno della comunità montana. Così come – ha aggiunto – va garantita la rappresentanza delle minoranze negli organi delle comunità montane, che il disegno di legge non garantisce nel prevedere che ci sia un solo rappresentante per comune”. Il vicepresidente del Consiglio Regionale ha, dunque, invitato l’Assemblea “ad affrontare la materia in maniera costruttiva per approvare una riforma realmente soddisfacente per i territori”. “Le comunità montane sono enti nati 35 anni fa – ha evidenziato il vicepresidente della Giunta regionale campana Antonio Valiante – ma questa per tutelare le aree montane, dall’assetto idrogeologico, alla tenuta del patrimonio boschivo, al rilancio socio economico. Negli anni questo sistema è risultato appesantito dal fatto che sono rientrati nelle comunità montane comuni limitrofi, comuni interclusi, comuni costieri, con ciò facendo perdere la tensione politica agli interventi esclusivi per le aree montane. La Legge Finanziaria nazionale ha impegnato le regioni alle proprie responsabilità, al fine di recuperare la politica per la montagna e per i comuni montani. Il disegno di legge nasce dal più ampio confronto con i soggetti rappresentativi delle comunità montane e con la Commissione: il frutto di questo lavoro è la riconsiderazione del ruolo delle autonomie locali e il richiamo diretto alla responsabilità dei comuni affinché essi considerino la montagna quale parte integrante della loro azione nei confronti della popolazione e del territorio”. Valiante ha, dunque, invitato l’Assemblea a mantenere l’impianto di base del disegno di legge: la riduzione del numero delle comunità montane da 27 a 20, l’inclusione dei soli comuni montani e parzialmente montani, la riduzione del numero dei componenti degli organi delle comunità montane (da 1208 a 263 consiglieri, da 223 a 54 assessori, da 27 a 20 i presidenti ). Nonostante ciò, sono fatti salvi i livelli occupazionali e i benefici per quei comuni che, pur non ricadenti nelle comunità montane, sono ad esse connessi. Con questo disegno di legge si giunge ad un risparmio superiore a quello indicato dalla finanziaria nazionale di 3 milioni e 76 mila euro”– ha sottolineato Valiante, secondo il quale “l’attuazione va monitorata attraverso una riforma che va sperimentata sul campo e che mi impegno a verificare nella qualità e nella efficacia già tra un anno, alla luce delle riforme che saranno attuate dal Governo, e anche alle proposte costruttive derivanti da tutte le forze politiche e, in particolare, dal consigliere Gerardo Rosania”. Il consigliere di Prc Gerardo Rosania si è soffermato sul fatto che “non si può discutere di comunità montane sulla base del presupposto che esse siano uno strumento della cosiddetta ‘casta’, così come l’analisi politica, sociale, geografica e storica su queste comunità non può essere limitata al solo problema di riduzione dei costi. Le comunità montane vanno sicuramente riformulate e sfrondate di una serie di appesantimenti che nulla hanno a che vedere con le funzioni di questi enti territoriali – ha proseguito Rosania – semplificando gli strumenti di sviluppo territoriale che possono essere ricondotti alle sole comunità montane. In questa ottica questa legge regionale potrà servire a guidare il processo di riforma delle comunità montane, anziché soggiacere alle norme nazionali – ha sottolineato Rosania – un processo nel quale non si può sottovalutare l’importanza che sia garantita la loro rappresentatività. Questo problema – infatti – non è stato affrontato positivamente nel disegno di legge che è basato una visione limitata che sottrae spazio alla democrazia e alla piena rappresentanza di tutte le forze politiche”. Su questo tema, Rosania ha spiegato che “Rifondazione aveva presentata diversi emendamenti tendenti a dare voce a tutti i soggetti rappresentativi del territorio, ma, alla luce dell’impegno dell’assessore Valiante alla verifica tra un anno del provvedimento, li abbiamo ritirati, anche nella prospettiva di una proposta di legge che presenteremo successivamente e della discussione che si aprirà nell’ambito del Piano Territoriale Regionale” . Alla ripresa dei lavori, il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato da tutte le forze politiche per la salvaguardia dei livelli occupazionali nell’ambito del processo di regionalizzazione di Sviluppo Italia. Intervenendo sull’ordine dei lavori, il consigliere questore Fulvio Martusciello di FI, ha osservato che “gli ordini del giorno, a norma regolamentare, vanno votati alla fine della seduta consiliare” e ha invitato la presidenza a garantire il rispetto delle norme regolamentari”. Nel riprendere l’esame del disegno di legge per il riordino delle comunità montane, il Presidente Sandra Lonardo ha sottoposto all’Assemblea la votazione, per appello nominale, su richiesta dell’opposizione, dell’art. 1: dal voto è emersa la mancanza del numero legale. Il Presidente Lonardo ha, dunque, convocato la Conferenza dei Capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori. Al termine della riunione, il Presidente Lonardo ha comunicato che l’Assemblea si riunirà lunedì 30 giugno alle ore 12,30. ULtimo giorno utile per trovare la soluzione ai tanti “dubbi” e localismi, tra cui le incompatibilità tra sindaco e presidente di C.M, e il “ripescaggio” di qualche comune. Insomma sulle Comunità Montane, sono ancora molti i punti oscuri e in particolare la difesa dei propri territori in nome di una politica che appare allo stato obiettivamente superata e in contrasto con le disposizioni della Finanziaria 2008.
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