
Il Natale 2005 ‘taglia il nastro’ all’ex Carcere Borbonico. L’aria è pungente ma non manca la partecipazione alla manifestazione che ha visto la presidente della Provincia, Alberta De Simone, alzare il sipario sulla seconda edizione della Mostra dei Presepi. Un allestimento senza pari, ulteriormente arricchito da una ‘donazione’ che ancora una volta rende l’Irpinia protagonista di arte, cultura e spiritualità. L’artista Alfonso Grassi, originario di Solofra, ha donato alla biblioteca provinciale una delle sue opere: ‘Hai sbagliato’. Saggezza atavica, sublimazione dell’arte, impatto sanguigno… tante emozioni trasposte in un quadro che va ad arricchire la già fornita silloge di De Gisi. Ad illustrare il tutto, oltre alla presidente De Simone, il prof. D’Oria, la figlia del maestro Grassi, Raffaella, il critico d’arte D’Episcopo. “Attraverso questa donazione – ha spiegato D’Oria – la Grassi ha voluto onorare l’ultima volontà del padre, legato all’Irpinia da vincoli di sangue e da un sottile ed invisibile nastro tuttavia incancellabile, quello della spiritualità”. Nelle sue parole una grande conoscenza ed altrettanta ammirazione per chi ha fatto dell’Irpinia la finestra attraverso cui guardare il mondo, il proprio mondo, quello che supera la superficie per comprendere a fondo e penetrare la vera anima di un popolo. Una donazione che ha destato nella figlia del maestro non poco rammarico ma, come ha spiegato, “…staccarsi da qualcosa a cui si è legati non è mai facile ma è un atto di puro altruismo”. E tra le note di sottofondo dei più celebri motivi natalizi ha dato inizio al suo intervento la presidente De Simone che, tra spiritualità, dignità umana e potenzialità territoriali, punta sul valore intrinseco del Natale proiettandolo nel campo politico: “Il Natale deve avere un significato: la riscoperta di se stessi e del proprio valore, condizione essenziale per la politica e l’amministrazione. Anche in Irpinia l’attenzione va concentrata su questi vettori. Grassi ha reso la nostra terra una protagonista. L’amore verso il territorio natìo, la valorizzazione delle ricchezze e delle potenzialità che l’Irpinia offre sono diventate un valore aggiunto della sua arte”. E questa arte, che partendo dalle tecniche rinascimentali si proietta nel presente più immediato, acquista oggi come in passato un solo nome: Irpinia. (di Manuela Di Pietro)