Napoli – “Mezzogiorno. Dall’intervento straordinario al federalismo: e se gli aiuti non esistessero”. E’ questo il titolo della convention che si terrà domani presso l’Hotel Vesuvio di Napoli.
Spunti, riflessioni, idee e provocazioni di Confartigianato per interrogarsi sul fatto che le politiche di sostegno allo sviluppo meridionale non sono più sufficienti per ridurre in modo più o meno graduale il gap con il centro nord, ed è quindi necessario affrontare il problema in un contesto complessivo che ricostruisca la filiera del valore ponendo la questione meridionale tra gli elementi fondamentali per il rilancio del paese.
Sulla base di questo presupposto il meeting vuole sensibilizzare la politica sul ruolo e sulla centralità della piccola impresa per la crescita e lo sviluppo economico, partendo dalla considerazione che in questi anni le politiche di sostegno non sono riuscite a colmare il divario con le altre regioni del Paese.
L’appuntamento vedrà la partecipazione del presidente della Confartigianato Avellino, Ettore Mocella che porrà all’attenzione della platea la questione di quale politica sia più consona per il Sud e le iniziative per la crescita dell’economia provinciale.
“Il dibattito sul Mezzogiorno – dichiara il presidente Mocella – è stato e resta una questione centrale nella politica italiana ma avverto nella discussione in corso, al di là di affermazioni generiche, una certa “stanchezza”, una sorta di rassegnazione per un problema che appare irrisolvibile. Lo stesso federalismo fiscale appare più un modo di sancire uno status quo, una mera ripartizione delle risorse e delle competenze e non c’è alcuna attenzione verso politiche territoriali in favore delle aree deboli e svantaggiate dell’Italia. Manca un progetto complessivo che sappia mobilitare e coinvolgere i territori e i tanti soggetti locali, pubblici e privati, indispensabili per creare traiettorie di sviluppo duraturo. In questo contesto, le aree interne vengono ancor di più penalizzate. Pensiamo all’Irpinia: riduzione degli ospedali, diminuzione dei plessi scolastici e dei servizi alla persona, squilibrio nell’assegnazione delle risorse comunitarie ( si veda il parco progetti regionale), emergenza discariche, tutto ciò forma un quadro inquietante che evoca addirittura asimmetrie nel godimento dei “diritti di cittadinanza” tra diverse zone della stessa regione. Per tali ragioni ritengo che la nuova stagione di interventi debba essere necessariamente segnata da discontinuità rispetto al centralismo dell’intervento straordinario e all’autoreferenzialità dell’ultimo periodo, individuando alcuni obiettivi centrali e possibilmente condivisi, ad esempio trattenere l’emigrazione dei giovani, aumento e qualificazione delle infrastrutture, interventi specifici per le Pmi e il microcredito nonché prestiti agevolati, senza fondo perduto, alle imprese artigiane”.
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