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E’stato lui l’ospite d’onore di Terra Arte, la grande manifestazione artistico musicale, giunta alla sua nona edizione, ideata e diretta da Luca Pugliese. Ad aprire la serata proprio la sua band, i “Fluido ligneo”: sonorità popolari, i “Fluido Ligneo” si muovono sulle fila della musica world ethnic, adottano nei loro brani i dialetti più disparati avvicinandosi a ritmi popolari di diverse latitudini dello stivale. La loro esecuzione, magicamente accompagnata dalle opere degli artisti Ciro De Falco, Riccardo Dalisi, Pinuccio Sciola e Cai Martinez, ha fatto da preludio al non plus ultra della musica italiana di tutti i tempi.
Parole, accordi, sonorità mediterranee, la musica di Mauro Pagani è di quelle che ti entrano dentro evocando sogni reconditi, portando alla luce suggestioni emotive che forse neanche ci si rende conto di poter percepire fino a quando non prendono forma sul palco, aleggiare tra le foglie degli alberi, avvolgere il prato intorno per poi planare discrete tra la gente infreddolita dopo la giornata di pioggia.
L’esibizione a Terra Arte di Mauro Pagani non ha disatteso nessuna aspettativa, la sua musica ha fatto vibrare le corde dell’anima al pari di come lui riesce a fare con quelle dei suoi mille strumenti. E così come per magia il bosco di Felitto è stato pervaso dall’odore di porto, dai sapori, dal vento caldo del Mediterraneo. Nella scaletta della serata, brani tra i più significativi della sua carriera: ogni brano custodisce in sé i segreti del genio che appare tale proprio per la difficoltà che si prova nel tentare di svelarlo.
Impressioni di settembre, Creuza de ma, Sinàn Capudàn Pascià (create a quattro mani con Fabrizio De Andrè), Nuette, Domani. Proprio quest’ultimo pezzo è recentemente ritornato alla ribalta dopo il terremoto in Abruzzo dello scorso aprile. “Domani 21.04.09” è infatti il brano inciso per la ricostruzione del conservatorio e del teatro dell’Aquila ed è la rivisitazione di “Domani”, pubblicato dal musicista bresciano nel 2003 nell’omonimo album.
Maestro Pagani, un musicista del mare prestato alla “terra” dell’Irpinia: forse allora il passo tra terra e mare non è poi così lungo?
“Io sono uomo di terra, non di montagna ma di pianura. Vengo dalle pianure padane dove i panorami sono fatti di granoturco, fossi e colline e poi in lontananza …il mare. Che è sempre un sogno, noi che non siamo di mare sogniamo di arrivare a Genova”.
Con tutto quello che il mare significa e implica, le sue suggestioni, la forza immaginativa che suscita in ognuno di noi.
“E’ per questo che tutto lo cantano perché è la dimensione del sogno e dell’infinito”.
Inutile ripercorrere le innumerevoli tappe della sua carriera ma cosa porta nel cuore della sua esperienza con la Pfm?
“Io la riassumo molto brevemente: immagini un ragazzo di provincia arrivare a Milano, incontra altri 4 musicisti, ci fa un disco e si ritrova nel giro di 2 mesi in vetta alle classifiche di tutto il mondo. Era in assoluto la prima volta per un gruppo italiano”. In effetti Mauro Pagani, fondatore storico della Pfm nel 1970, venne riconosciuto dalla stampa giapponese, già cinque anni dopo, come uno dei dieci migliori musicisti al mondo. Poi il suo percorso si distaccò dal band rock. “Ho deciso di chiudere l’esperienza con la Pfm per un’unità di progetti ad un certo punto venuta a mancare. Io volevo iniziare un percorso diverso da quello cui gli altri tendevano, di qui la mia scelta, arrivata nel momento migliore, all’apice della carriera e della produzione”.
Ed è stata una scelta che ha portato dritto dritto a De Andrè. Inevitabile menzionare la sua storica collaborazione con Faber…
“Beh con Faber è una storia senza eguali. Un conto è lavorare nella vita qualche anno con uno bravo, un altro è lavorare 14 anni con il più bravo di tutti… aveva un’enorme capacità nel meditare, nessuno era in grado di raccontare come lo faceva lui e poi era bravissimo a far lavorare gli altri”
Forse però tra lei e De Andrè si instaurò un’ ‘armonia perfetta’: il guru della musica che ha affiancato il guru della canzone d’autore.
“Fabrizio aveva una capacità di sintesi al di sopra del normale, una proprietà di linguaggio figlia di una cura maniacale. Tra noi si instaurò una vera amicizia, quella che ti permette di progettare insieme diverse idee, che erano poi le idee per cui decisi di lasciare la Pfm…anche se poi si finiva col pensare mille cose diverse riuscendone a realizzare poche. Come ad esempio Creuza de Ma”.
In effetti lei, dopo l’album Creuza de Ma del 1984, ben 20 anni dopo ha deciso di riadattarlo. Sembrava una sfida impossibile da vincere o, quantomeno, da eguagliare, eppure ci è riuscito: il suo “Creuza de Ma” del 2004 approda verso sponde ancora più mediterranee e verso sonorità più etniche.
“Il viaggio che avevo in mente di intraprendere con Fabrizio era proprio questo, quello delle sonorità algerine, marocchine, arabe. Una sfida che non riuscimmo a vincere allora per la difficoltà che incontrammo nel reclutare musicisti capaci di suonare strumenti mediterranei. Una sfida che però mi sono riproposto di affrontare da solo nel 2004”.
Vincendola.
“La mia passione è proprio quella di sperimentare nuove sonorità o magari andare a ripescarne di vecchie”.
Qual è il collegamento tra la sua musica e quella dei “Fluido Ligneo”? cosa accomuna la musica popolare di questo gruppo irpino alle suggestioni mediterranee leitmotiv della sua carriera?
“La musica di questi ragazzi è la giusta via di mezzo tra quella partenopea e quella salentina. Si avvicina tantissimo alla taranta pugliese, lo stesso dialetto è un mix di queste due realtà. E questo tipo di musica è una delle poche che è quasi impossibile snaturare”.
Domani, domani. Maestro dove sarà domani?
“Da tre anni sono direttore artistico della “Notte della taranta”, domani sarò in Salento. Poi due mesi a New York per lavorare a un nuovo album”
In barba alle musiche del Mediterraneo…
“Cercherò di portare un po’ di musica ‘terrona’ lì, che ne hanno proprio bisogno”. (di Oderica Lusi)